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    June 20

    Statuti

    Il Papa ha approvato in via definitiva gli Statuti del Cammino Neocatecumenale, approvando quasi integralmente quanto previsto dal dettato di sei anni fa. Unica bocciatura: no alla comunione a sedere. I fedeli, pur rimanendo al proprio posto, dovranno ricevere la comunione in piedi. Concessi invece l’uso del pane azzimo per la comunione, lo spostamento del rito della pace (che avviene dopo la preghiera dei fedeli e prima della consacrazione), la comunione sotto le due specie (pane e vino), le monizioni e le risonanze. L’articolo 13 prevede inoltre che “per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. Tra le altre novità, l’approvazione della personalità giuridica pubblica del Cammino Neocatecumenale. “Siamo molto contenti che dopo 40 anni il Signore ci ha concesso questo atto, per noi molto importante”, ha detto Kiko Arguello, iniziatore del Cammino, incontrando i giornalisti nella prima storica conferenza stampa dei Neocatecumenali. Si è così concluso questa mattina l’iter giuridico avviato sei anni fa quando venne approvato ‘ad experimentum’ il testo degli Statuti. 35 articoli e una disposizione transitoria. “Nessun cambiamento fondamentale - scrive monsignor Juan Ignacio Arrieta, segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi - è stato compiuto in questo nuovo passaggio degli Statuti, e quasi tutti gli articoli sono riproduzione esatta di quelli vecchi. Questi sei anni sono serviti, tuttavia, per fare chiarezza sull’originaria formulazione dei testi e per migliorare la norma sia dal punto di vista tecnico che da quello strutturale”.

    June 16

    Pio VII

    Papa Pio VII, prigioniero e vicino al gregge

    Pio VII, anche durante la quinquennale residenza coatta a Savona e Fontainebleau, continuò a essere vicino ai fedeli con serena fermezza e misericordia

     

    Papa Pio VII in un dipinto di Jacques-Louis David, Museo del Louvre, Parigi
    Papa Benedetto XVI, nella visita a Savona e Genova del 17-18 maggio scorsi, ha ricordato il lungo esilio a cui papa Pio VII fu costretto a Savona dall’estate 1809 a quella del 1812, quando, per ordine di Napoleone, fu trasferito a Fontainebleau, come nuova residenza coatta, da dove sarebbe tornato a Roma solo dopo altri due anni.
          La quinquennale prigionia di Pio VII (ma si potrebbe estendere l’affermazione all’intero suo pontificato) sconta, non solo a livello divulgativo, un deficit di conoscenza anche fra gli stessi cattolici, dovuto alla prevalente attenzione riservata nel bene e nel male alla figura di Napoleone.
          Non sarà inutile pertanto rievocare brevemente qualche aspetto di quella prigionia.
          Innanzitutto bisogna ricordare che Pio VII (eletto a Venezia dopo un lungo conclave nel 1800) era stato il Papa dei concordati con la Repubblica Francese e quella Cisalpina fra il 1801 e il 1803, nonché colui che aveva consacrato Napoleone imperatore a Parigi nel 1804. Tutto questo aveva creato l’aspettativa di averlo dalla propria parte. Di fronte, però, alle ripetute dimostrazioni di indipendenza che Pio VII dà negli anni successivi, Roma viene occupata dai francesi già all’inizio del 1808 e nel luglio dell’anno seguente il Papa stesso viene prelevato e portato a Savona dopo un viaggio di sei settimane affannoso e ondivago, perché solo strada facendo Napoleone è messo al corrente della cattura operata dai suoi venerabili generali. Già all’inizio di questo lungo viaggio appare quella «dolce tristezza e il naturale sorriso» di Pio VII (come si esprime Jean Leflon, uno dei più importanti studiosi del pontificato di Pio VII e autore del volume XX del Fliche – Martin) «che durante la sua prigionia caratterizzerà il suo consueto atteggiamento». Ma accade anche che nel tragitto da tragicommedia (il Papa stesso usò termini del genere) che si svolge fra l’Italia e la Francia, Pio VII sia accompagnato e consolato da «dimostrazioni di rispetto e di simpatia che gli tributano popolazioni silenziose e costernate». In particolare papa Benedetto XVI ha ricordato «l’amore e il coraggio con cui i savonesi sostennero il Papa nella sua residenza coatta». Il conflitto giurisdizionale e il conseguente esilio, infatti, si sviluppa parallelamente a un intenso ministero pastorale del Papa, tanto più proficuo quanto più scevro (per obbiettive condizioni di inermità) da preoccupazioni di successo. Fino magari a suscitare la grazia della conversione, come attesta la lettera recentemente ripubblicata di un soldato piemontese a guardia del Papa (vedi box). Il trasferimento a Fontainebleau, oltre che per fiaccarne la resistenza (il Papa fu sul punto di morire lungo il percorso), sembra sia stato motivato anche dalla volontà di impedire questa vicinanza del Papa ai fedeli, paradossalmente cresciuta negli anni savonesi.
          Ma quel che più colpisce è che lo stesso persecutore, diciamo così, non è estraneo all’accoglienza del pastore: più volte è attestato che il Papa chiama Napoleone «un caro figlio», «un po’ caparbio, ma sempre un figlio». Il Papa, per il bene della Chiesa, vorrebbe venire incontro alle pressioni che giungono dall’imperatore. E siccome, per sollecitare la sua propria liberazione, si era attestato sul rifiuto di concedere il mandato canonico ai vescovi scelti da Napoleone in base al concordato, Pio VII, almeno in tre occasioni negli anni savonesi e poi di Fontainebleau, fu sul punto di cedere e di dare tale mandato perché i fedeli di numerose diocesi, compresa quella parigina, non rimanessero senza i legittimi pastori, che poi voleva dire senza sacramenti.
          In questo quadro di «serena fermezza», come ha detto Benedetto XVI parlando della prigionia di Pio VII, non manca però una tenebra, una sorta di radicale tradimento proprio da parte di alcuni della cerchia più vicina al Papa, a cominciare dal medico che gli era stato messo accanto, dallo stesso vescovo di Savona (forse uno dei motivi della scelta di quella città), e da altri vescovi che a turno cercano di approfittare con inganni degli istanti di debolezza del Papa.
    Pio VII viene portato prigioniero a Savona, Galleria Clementina, Biblioteca Apostolica Vaticana
          Dopo le prime severe sconfitte di Napoleone in Russia e in Sassonia, Pio VII, all’inizio del 1814, può di nuovo far rotta verso Roma, facendo una sosta nella cara Savona (non sarà l’ultima perché, durante i “cento giorni” che precedettero Waterloo, Pio VII tornò ancora a visitare quel santuario di Nostra Signora della Misericordia che era stata la sua prima meta appena arrivato là prigioniero nel 1809). Ritornato a Roma, il Papa non parteciperà alla damnatio memoriae del suo antico persecutore, di cui anzi, al momento della definitiva carcerazione a Sant’Elena, cercherà di alleviare le sofferenze, intercedendo, presso gli alleati fin troppo zelanti, per il «povero esiliato».
          Così come al momento della cattura di Pio VII, secondo le Mémoires del cardinal Pacca, «nessuna protesta si fece sentire, non una sola voce protettrice discese dai troni cattolici in favore di quest’illustre carcerato», altrettanto avvenne al momento dell’esilio a Sant’Elena di Napoleone, salvo appunto la misericordia di quello che era stato suo prigioniero. La madre del Bonaparte lo riconosceva in una lettera del 27 maggio 1818 al segretario di Stato: «La sola consolazione che mi sia concessa è quella di sapere che il Santissimo Padre dimentica il passato per ricordare solo l’affetto che dimostra per tutti i miei. Noi non troviamo appoggio ed asilo se non nel governo pontificio, e la nostra riconoscenza è grande come il beneficio che riceviamo».
          «[…] Bella Immortal! benefica / Fede ai trionfi avvezza! / Scrivi ancor questo, allegrati; / Ché più superba altezza / Al disonor del Golgota / Giammai non si chinò. // Tu dalle stanche ceneri / Sperdi ogni ria parola: / Il Dio che atterra e suscita, / Che affanna e che consola / Sulla deserta coltrice / Accanto a lui posò». Chissà che anche il Manzoni, quando scriveva di getto questa famosa ode all’indomani della morte di Napoleone, non fosse stato toccato dall’esempio di Pio VII.
         
         
         
         
         
          La lettera di un soldato
         
          «Io che ero nemico dei preti...»
         
          Riportiamo uno stralcio della lettera di un soldato piemontese a guardia di Pio VII in esilio a Savona. La lettera, conservata nell’Archivio vescovile di Alba, è pubblicata all’interno degli Atti del Congresso storico internazionale (Cesena – Venezia, 15-19 settembre 2000).
         
          «Savona, 12 gennaio 1810
          […] Io che ero nemico dei preti bisogna che confessi la verità, che costretto sono. […] Pel tempo che il Papa è cui rilegato in questo palazzo vescovile e guardato a vista non solo da noi ma nell’interno della casa, vi posso dire che questo sant’uomo è il modello dell’umanità e della moderazione e di tutte le virtù sociali, che innamora tutti, che addolcisce gli spiriti più forti e fa diventare amici quelli istessi che sono gli più acerrimi nemici. Il Papa sta quasi sempre in orazione, spesso prostrato con la faccia a terra ed il tempo che li rimane si occupa a scrivere o a dar udienza nell’anticamera piena, e a dare la benedizione all’immenso popolo che accorre da tutte le parti, dalla Francia, dalla Svizzera e dal Piemonte, dalla Savoja e dal Genovesato. Non essendovi più abitazioni per dormire in questa città si sono fatte baracche nella piazza del vescovado ove stanno notte e giorno ad onta delli rigori della stagione per poterlo vedere e ricevere la benedizione. Fa veramente tenerezza nel sentire le grida di un immenso popolo di ogni sesso, di ogni età e persino i protestanti colle ginocchia a terra gridano Santo Padre benedite le nostre anime, li nostri figli; sappiamo che siete perseguitato ingiustamente, ma anche fu perseguitato ingiustamente il nostro Signore Gesù Cristo, esso vi salverà e saranno confusi i nostri nemici. […]».
    June 10

    Cardinal Giuseppe Siri

     
     
    resourcessiri
    La vita del Card. Siri Giuseppe
    Siri nacque a Genova il 20 maggio 1906 da Nicolò Siri e Giulia Bellavista.
    Il 16 ottobre 1916 entrò nel Seminario Minore genovese. Passato a quello
    Maggiore nel 1917, nel 1926 divenne alunno della Pontificia Università
    Gregoriana e del Pontificio Seminario Lombardo in Roma.

    Sacerdote e maestro
    Il 22 settembre 1928 ricevette l’ordinazione sacerdotale dal Card. Carlo
    Dalmazio Minoretti nella cattedrale genovese; il giorno seguente celebrò la
    Prima Messa nella chiesa parrocchiale del suo Battesimo e della sua infanzia, la
    Basilica di S. Maria Immacolata. Nel luglio 1929 terminò gli studi con il
    conseguimento della laurea in Sacra Teologia.
    Rientrato a Genova, divenne cappellano nella parrocchia cittadina di S. Zita e
    presso l’Opera “Giosuè Signori”. Dal 1931 al 1946 fu professore di teologia
    dogmatica ed eloquenza sacra nel Seminario Maggiore genovese; inoltre, insegnò
    religione presso i Licei “D’Oria” e “Mazzini”. La crisi economica dei primi anni
    ‘30 lo spronò ad iniziare l’attività che porterà alla creazione dell’Auxilium.
    Nel 1936 fu nominato esaminatore prosinodale e l’anno seguente divenne Rettore
    del Collegio Teologico S. Tommaso d’Aquino. In questi anni svolse anche
    un’intensa attività di conferenziere e predicatore, fra l’altro, collaborando
    con l’Opera di Villa Maria - poi Opera S. Giovanni Battista - e nell’ambito
    dell’Azione Cattolica, ad esempio, come vice assistente della FUCI genovese,
    docente nella Scuola di Apostolato per la GIAC e relatore alle “Settimane di
    Camaldoli”. Fra le pubblicazioni di quegli anni vi sono i due volumi “La
    Rivelazione” (1941) e “La Chiesa” (1938) del “Corso di teologia per laici” e lo
    studio “La ricostruzione della vita sociale” (1944).

    Vescovo a Genova
    L’11 marzo 1944 Pio XII elesse don Giuseppe Siri Vescovo titolare di Liviade,
    deputandolo Ausiliare del Card. Pietro Boetto, Arcivescovo di Genova. Questi gli
    conferì l’ordinazione episcopale nella cattedrale di S. Lorenzo il 7 maggio
    1944. L’8 settembre 1944 fu nominato Pro-Vicario Generale.
    Alla morte del Card. Boetto (31 gennaio 1946), Pio XII lo promosse Arcivescovo
    di Genova il 14 maggio 1946. Il Presule prese possesso dell’Arcidiocesi il 29
    maggio 1946, compiendo il giorno seguente il solenne ingresso. Subito diede
    inizio alla sua prima Visita Pastorale.
    Quello stesso anno divenne Consulente morale dell’Unione Cristiana Imprenditori
    e Dirigenti (U.C.I.D.). Nel maggio 1947 tenne il Primo Congresso Catechistico
    Diocesano e il 26 ottobre 1947 eresse il Centro diocesano per gli Studi
    religiosi “Didascaleion”. Dal 23 al 25 novembre 1950 presiedette il VII Concilio
    Provinciale Ligure. L'anno seguente divenne Presidente del Comitato Permanente
    delle Settimane Sociali. Nel maggio 1952 si tenne a Genova il Congresso Mariano
    diocesano.

    Per la Chiesa universale
    Il 29 novembre 1952 venne annunciata la sue elevazione alla porpora; fu creato
    da Pio XII cardinale prete del titolo di S. Maria della Vittoria nel concistoro
    del 12 gennaio 1953.
    Nel 1955 gli vennero affidati anche gli incarichi di Presidente dell’Apostolato
    del Mare e di Presidente della Commissione Episcopale per l’Alta Direzione
    dell’Azione Cattolica Italiana, mentre nel 1957 divenne assistente spirituale
    dell'Union International des Association Patronals Catholiques (U.N.I.A.P.A.C.).
    Quello stesso anno Pio XII lo inviò come Legato Pontificio in Spagna per il IV
    centenario della morte di S. Ignazio di Loyola; nell’agosto 1958 svolgerà la
    stessa funzione a Bruxellles per l’Esposizione Internazionale.
    Dal 25 al 28 ottobre 1958 prese parte al Conclave che elesse Giovanni XXIII, il
    quale il 12 ottobre 1959 nominò il Card. Siri Presidente della Conferenza
    Episcopale Italiana. Lo stesso Pontefice lo inviò come Legato Pontificio per il
    matrimonio del Re Baldovino del Belgio (15 dicembre 1960).
    Gli incarichi nazionali e all'estero non lo distolsero dall'attenzione per la
    sua Diocesi. Dal 1953 al 1960 il Cardinale tenne la seconda Visita Pastorale
    dell'Arcidiocesi, e nel 1962 iniziò la terza. Durante il 1955 si svolse
    nell’Arcidiocesi di Genova l’ “Anno del Culto del Signore”, mentre dal 29
    novembre al 1° dicembre 1956 si tenne il Sinodo diocesano. Nell’aprile 1959 si
    era tenuto a Genova il Congresso Liturgico diocesano e quello stesso anno iniziò
    ufficialmente la sua attività il primo Serra Club italiano.

    Il Vaticano II
    Con l’indizione del Concilio Vaticano II, dal 1960 fu membro della Commissione
    preparatoria centrale; fece anche parte della Sotto-Commissione degli
    emendamenti (1961). Il 6 settembre 1962 Giovanni XXIII lo volle fra i membri del
    Segretariato per gli affari  straordinari del Concilio Vaticano II e lo confermò
    Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (22 settembre 1962).
    Dal 19 al 21 giugno 1963 partecipò al Conclave che elesse Paolo VI, il quale lo
    nominò membro del Consiglio di Presidenza del Concilio Vaticano II. Durante le 4
    sessioni del Concilio intervenne 11 volte durante le Congregazioni generali. Nel
    1965 lasciò la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana.

    Dopo il Concilio
    Eletto dai Vescovi italiani, partecipò alle Assemblee ordinarie del Sinodo dei
    Vescovi svoltesi nel 1967, 1971 e 1973. Nel 1968 fu annoverato fra i componenti
    della Commissione per la revisione del Codice di Diritto Canonico. Fra le
    iniziative svoltesi a Genova in quegli anni vi furono l’inaugurazione della
    nuova sede del Seminario Maggiore "Benedetto XV" a Righi (1965) e quella del
    “Quadrivium” (1967), il suo XXV di Episcopato (1969), il Congresso Eucaristico
    diocesano (1971), il Congresso Nazionale di Musica Sacra (1973), l'Anno
    diocesano della Catechesi e l'inizio della quarte Visita Pastorale (1977).
    Intanto, gli era stata affidata l’Amministrazione Apostolica della Diocesi di
    Bobbio (1973), per la quale gli venne assegnato come Vescovo Ausiliare Mons.
    Giacomo Barabino, già suo segretario. Negli anni ‘70 compì anche alcuni viaggi
    all’estero: Senegal (1973), Polonia (1973), Unione Sovietica (1974), Turchia
    (1975), Venezuela (1976), Austria e Ungheria (1977).

    Gli ultimi anni
    Dal 25 al 26 agosto 1978 partecipò al Conclave che elesse Giovanni Paolo I e dal
    14 al 16 ottobre 1978 a quello per l’elezione di Giovanni Paolo II. Nel 1979 e
    nel 1982 prese parte alle Riunioni Plenarie del Collegio Cardinalizio, di cui
    dal 18 settembre 1982 egli era il membro più anziano per creazione, oltre che
    primo dell’ordine dei preti.
    Anche nei primi anni ‘80 compì vari viaggi in vari Paesi: Irlanda (1979),
    Germania Orientale e Cecoslovacchia (1980), Francia (1981 e 1984), Polonia
    (1985) e Spagna (1986). Il 21 e 22 settembre 1985 accolse Giovanni Paolo II in
    visita a Genova, che poi lo volle ospite speciale alla II Assemblea
    Straordinaria del Sinodo dei Vescovi dello stesso anno.
    Fra le iniziative svoltesi a Genova in quegli anni vi furono l’Anno della
    catechesi per il mondo del lavoro (1979), la Settimana Liturgica Nazionale
    (1981), il XXX di Cardinalato (1983). Il 30 settembre 1986 la Diocesi di Bobbio
    fu unita a quella di Genova, per cui egli assunse il titolo di Arcivescovo di
    Genova-Bobbio.
    Verso il tramonto
    Il 6 luglio 1987 vennero accolte le sue dimissioni dal governo pastorale
    dell’Arcidiocesi di Genova-Bobbio, che resse ancora fino ad ottobre come
    Amministratore Apostolico.
    Il 2 maggio 1989 morì a Villa Campostano a Genova. Le solenni esequie si
    svolsero il 5 maggio in cattedrale, dove le sue spoglie sono sepolte.