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22 ตุลาคม

Il trionfo della Verità

Continuiamo ad assistere in questi giorni alle inopportune dichiarazioni di esponenti ebraici sulla figura di papa Pacelli. Io da parte mia non considero ormai più da anni la giornata della memoria..... sono stufo di vedere commiserato un popolo che nella storia ha solo generato danni. Chiedetevi perchè le città europee costruivano ghetti... Ve lo dico io: usura, omicidio rituale e odio alla fede cristiana. Non si possono usare due pesi e due misure... papa Pio XII che si impegnava a togliere più vittime possibili dalla carneficina nazista deve passare per diretto responsabile a causa di un suo silenzio, che effettivamente non c'è stato.... da non dimenticare i radiomessaggi contro la guerra e contro le stragi. e non vengono neppure citati gli ebrei collaborazionisti che per salvarsi, condannarono a morire i loro fratelli! oppure al giorno d'oggi si ci dimentica che in India i cristiani vengono uccisi e le Chiese bruciate....
In onore della verità presto pubblicherò notizie sui martiri cristiani infanti, (omicidio rituale) in odio al Cattolicesimo.

Ancora menzogne su Pio XII

P. Lombardi: la didascalia su Pio XII a Yad Vashem non ostacola un viaggio papale
Dichiarazione in cui parla anche della causa di beatificazione

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 19 ottobre 2008.- La didascalia della fotografia di Pio XII al museo di Yad Vashem di Gerusalemme non è ciò che impedisce un viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa, ha reso noto padre Federico Lombardi, S.I., portavoce della Sala Stampa della Santa Sede.

In una dichiarazione emessa questo sabato sera, il sacerdote gesuita ha commentato "alcuni dispacci di agenzia" relativi alla didascalia e alla causa di beatificazione di Papa Pacelli.

La scritta che accompagna la foto di Pio XII nel museo israeliano, definendolo responsabile del "silenzio" e "dell'assenza di linee guida" per denunciare l'Olocausto , è già stata in passato oggetto di obiezioni da parte del rappresentante della Santa Sede in Israele (cfr. ZENIT, 15 aprile 2007).

"E' auspicabile quindi che sia oggetto di una nuova obiettiva e approfondita considerazione da parte dei responsabili del museo", spiega padre Lombardi.

"Tuttavia - per quanto rilevante - non si può considerare questo fatto come determinante per una decisione su un eventuale viaggio del Santo Padre nella Terra Santa, viaggio che - com'è noto - è nei desideri del Papa, ma per ora non è stato ancora concretamente programmato", ha aggiunto nella sua dichiarazione.

Quanto alla causa di beatificazione, il portavoce vaticano ha ripetuto "quanto detto ancora recentemente", ovvero "che il Papa non ha a tutt'oggi firmato il decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio Pio XII, firma che è la premessa per la prosecuzione dell'iter della causa".

"Ciò - ha concluso - è oggetto da parte sua di approfondimento e di riflessione, e in questa situazione non è opportuno cercare di esercitare su di lui pressioni in un senso o nell'altro".

La fotografia di Pio XII è stata esposta per la prima volta con l'apertura del nuovo museo Yad Vashem nel 2005.

Padre Peter Gumpel, relatore nella causa di beatificazione di Pio XII, ha detto in passato a ZENIT che "Pio XII conta su milioni di persone che lo stimano e lo venerano, anche tra gli ebrei, e che considerano offensivo e contrario ai fatti storici quanto scritto e riportato nella didascalia in questione".

"E' quantomai evidente e dimostrato dalle stesse fonti ebraiche che è stato proprio l'allora Cardinale Eugenio Pacelli e poi Pontefice Pio XII a mettere in piedi e gestire una rete di assistenza per proteggere e salvare gli ebrei perseguitati. La bibliografia pubblicata a tal proposito è vastissima".

"Che dire di Golda Meir, di Albert Einstein, di Israel Zolli, di tutti i dirigenti delle maggiori associazioni ebraiche mondiali che hanno ringraziato Pio XII alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sono tutti apologeti?".

20 ตุลาคม

Benedetto XVI ricorda il predecessore nel cinquantesimo della morte

Papa Pacelli difese la pace e preparò il concilio Vaticano II


Benedetto XVI ha presieduto giovedì mattina, 9 ottobre, nella basilica vaticana, la concelebrazione eucaristica nel cinquantesimo anniversario della morte del servo di Dio Pio XII. La Sede del Papa è stata collocata al pilone di fronte alla statua di san Pietro, sotto la quale era stato sistemato il pulpito ornato con rose rosse.

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Il brano del libro del Siracide ed il prologo della Prima Lettera di san Pietro, proclamati come prima e seconda lettura, ci offrono significativi spunti di riflessione in questa celebrazione eucaristica, durante la quale facciamo memoria del mio venerato predecessore, il Servo di Dio Pio XII. Sono passati esattamente cinquant'anni dalla sua morte, avvenuta nelle prime ore del 9 ottobre 1958. Il Siracide, come abbiamo ascoltato, ha ricordato a quanti intendono seguire il Signore che devono prepararsi ad affrontare prove, difficoltà e sofferenze. Per non soccombere ad esse - egli ammonisce - occorre un cuore retto e costante, occorre fedeltà a Dio e pazienza unite a inflessibile determinazione nel proseguire nella via del bene. La sofferenza affina il cuore del discepolo del Signore, come l'oro viene purificato nella fornace. "Accetta quanto ti capita - scrive l'autore sacro - e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l'oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiolo del dolore" (2,4-5).
San Pietro, per parte sua, nella pericope che ci è stata proposta, rivolgendosi ai cristiani delle comunità dell'Asia Minore che erano "afflitti da varie prove", va anche oltre:  chiede loro di essere, ciò nonostante, "ricolmi di gioia" (1 Pt 1, 6). La prova è infatti necessaria, egli osserva, "affinché il valore della vostra fede, assai più preziosa dell'oro - destinato a perire e tuttavia purificato col fuoco -, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà" (1 Pt 1, 7). E poi, per la seconda volta, li esorta ad essere lieti, anzi ad esultare "di gioia indicibile e gloriosa" (v. 8). La ragione profonda di questo gaudio spirituale sta nell'amore per Gesù e nella certezza della sua invisibile presenza. È Lui a rendere incrollabile la fede e la speranza dei credenti anche nelle fasi più complicate e dure dell'esistenza.
Alla luce di questi testi biblici possiamo leggere la vicenda terrena di Papa Pacelli e il suo lungo servizio alla Chiesa iniziato nel 1901 sotto Leone XIII, e proseguito con san Pio X, Benedetto XV e Pio XI. Questi testi biblici ci aiutano soprattutto a comprendere quale sia stata la sorgente da cui egli ha attinto coraggio e pazienza nel suo ministero pontificale, svoltosi negli anni travagliati del secondo conflitto mondiale e nel periodo susseguente, non meno complesso, della ricostruzione e dei difficili rapporti internazionali passati alla storia con la qualifica significativa di "guerra fredda".
"Miserere mei Deus, secundum magnam misericordiam tuam":  con questa invocazione del Salmo 50/51 Pio XII iniziava il suo testamento. E continuava:  "Queste parole, che, conscio di essere immeritevole e impari, pronunciai nel momento in cui diedi, tremando, la mia accettazione alla elezione a Sommo Pontefice, con tanto maggior fondamento le ripeto ora". Mancavano allora due anni alla sua morte. Abbandonarsi nelle mani misericordiose di Dio:  fu questo l'atteggiamento che coltivò costantemente questo mio venerato Predecessore, ultimo dei Papi nati a Roma ed appartenente ad una famiglia legata da molti anni alla Santa Sede. In Germania, dove svolse il compito di Nunzio Apostolico, prima a Monaco di Baviera e poi a Berlino sino al 1929, lasciò dietro di sé una grata memoria, soprattutto per aver collaborato con Benedetto xv al tentativo di fermare "l'inutile strage" della Grande Guerra, e per aver colto fin dal suo sorgere il pericolo costituito dalla mostruosa ideologia nazionalsocialista con la sua perniciosa radice antisemita e anticattolica. Creato Cardinale nel dicembre 1929, e divenuto poco dopo Segretario di Stato, per nove anni fu fedele collaboratore di Pio xi, in un'epoca contrassegnata dai totalitarismi:  quello fascista, quello nazista e quello comunista sovietico, condannati rispettivamente dalle Encicliche Non abbiamo bisogno, Mit brennender Sorge e Divini Redemptoris.
"Chi ascolta la mia parola e crede... ha la vita eterna" (Gv 5, 24). Questa assicurazione di Gesù, che abbiamo ascoltato nel Vangelo, ci fa pensare ai momenti più duri del pontificato di Pio XII quando, avvertendo il venir meno di ogni umana sicurezza, sentiva forte il bisogno, anche attraverso un costante sforzo ascetico, di aderire a Cristo, unica certezza che non tramonta. La Parola di Dio diventava così luce al suo cammino, un cammino nel quale Papa Pacelli ebbe a consolare sfollati e perseguitati, dovette asciugare lacrime di dolore e piangere le innumerevoli vittime della guerra. Soltanto Cristo è vera speranza dell'uomo; solo fidando in Lui il cuore umano può aprirsi all'amore che vince l'odio. Questa consapevolezza accompagnò Pio XII nel suo ministero di Successore di Pietro, ministero iniziato proprio quando si addensavano sull'Europa e sul resto del mondo le nubi minacciose di un nuovo conflitto mondiale, che egli cercò di evitare in tutti i modi:  "Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra", aveva gridato nel suo radiomessaggio del 24 agosto 1939 (AAS, XXXI, 1939, p. 334).
La guerra mise in evidenza l'amore che nutriva per la sua "diletta Roma", amore testimoniato dall'intensa opera di carità che promosse in difesa dei perseguitati, senza alcuna distinzione di religione, di etnia, di nazionalità, di appartenenza politica. Quando, occupata la città, gli fu ripetutamente consigliato di lasciare il Vaticano per mettersi in salvo, identica e decisa fu sempre la sua risposta:  "Non lascerò Roma e il mio posto, anche se dovessi morire" (cfr. Summarium, p.186). I familiari ed altri testimoni riferirono inoltre delle privazioni quanto a cibo, riscaldamento, abiti, comodità, a cui si sottopose volontariamente per condividere la condizione della gente duramente provata dai bombardamenti e dalle conseguenze della guerra (cfr. A. Tornielli, Pio XII, Un uomo sul trono di Pietro). E come dimenticare il radiomessaggio natalizio del dicembre 1942? Con voce rotta dalla commozione deplorò la situazione delle "centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento" (AAS, XXXV, 1943, p. 23), con un chiaro riferimento alla deportazione e allo sterminio perpetrato contro gli ebrei. Agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perché, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei. Per questi suoi interventi, numerosi e unanimi attestati di gratitudine furono a lui rivolti alla fine della guerra, come pure al momento della morte, dalle più alte autorità del mondo ebraico, come ad esempio, dal Ministro degli Esteri d'Israele Golda Meir, che così scrisse:  "Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime", concludendo con commozione:  "Noi piangiamo la perdita di un grande servitore della pace".
Purtroppo il dibattito storico sulla figura del Servo di Dio Pio XII, non sempre sereno, ha tralasciato di porre in luce tutti gli aspetti del suo poliedrico pontificato. Tantissimi furono i discorsi, le allocuzioni e i messaggi che tenne a scienziati, medici, esponenti delle categorie lavorative più diverse, alcuni dei quali conservano ancora oggi una straordinaria attualità e continuano ad essere punto di riferimento sicuro. Paolo vi, che fu suo fedele collaboratore per molti anni, lo descrisse come un erudito, un attento studioso, aperto alle moderne vie della ricerca e della cultura, con sempre ferma e coerente fedeltà sia ai principi della razionalità umana, sia all'intangibile deposito delle verità della fede. Lo considerava come un precursore del Concilio Vaticano II (cfr. Angelus del 10 marzo 1974). In questa prospettiva, molti suoi documenti meriterebbero di essere ricordati, ma mi limito a citarne alcuni. Con l'Enciclica Mystici Corporis, pubblicata il 29 giugno 1943 mentre ancora infuriava la guerra, egli descriveva i rapporti spirituali e visibili che uniscono gli uomini al Verbo incarnato e proponeva di integrare in questa prospettiva tutti i principali temi dell'ecclesiologia, offrendo per la prima volta una sintesi dogmatica e teologica che sarebbe stata la base per la Costituzione dogmatica conciliare Lumen gentium.
Pochi mesi dopo, il 20 settembre 1943, con l'Enciclica Divino afflante Spiritu stabiliva le norme dottrinali per lo studio della Sacra Scrittura, mettendone in rilievo l'importanza e il ruolo nella vita cristiana. Si tratta di un documento che testimonia una grande apertura alla ricerca scientifica sui testi biblici. Come non ricordare quest'Enciclica, mentre sono in svolgimento i lavori del Sinodo che ha come tema proprio "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa"? Si deve all'intuizione profetica di Pio XII l'avvio di un serio studio delle caratteristiche della storiografia antica, per meglio comprendere la natura dei libri sacri, senza indebolirne o negarne il valore storico. L'approfondimento dei "generi letterari", che intendeva comprendere meglio quanto l'autore sacro aveva voluto dire, fino al 1943 era stato visto con qualche sospetto, anche per gli abusi che si erano verificati. L'Enciclica ne riconosceva la giusta applicazione, dichiarandone legittimo l'uso per lo studio non solo dell'Antico Testamento, ma anche del Nuovo. "Oggi poi quest'arte - spiegò il Papa - che suol chiamarsi critica testuale e nelle edizioni degli autori profani s'impiega con grande lode e pari frutto, con pieno diritto si applica ai Sacri Libri appunto per la riverenza dovuta alla parola di Dio". Ed aggiunse:  "Scopo di essa infatti è restituire con tutta la possibile precisione il sacro testo al suo primitivo tenore, purgandolo dalle deformazioni introdottevi dalle manchevolezze dei copisti e liberandolo dalle glosse e lacune, dalle trasposizioni di parole, dalle ripetizioni e da simili difetti d'ogni genere, che negli scritti tramandati a mano pei molti secoli usano infiltrarsi" (AAS, XXXV, 1943, p. 336).
La terza Enciclica che vorrei menzionare è la Mediator Dei, dedicata alla liturgia, pubblicata il 20 novembre 1947. Con questo Documento il Servo di Dio dette impulso al movimento liturgico, insistendo sull'"elemento essenziale del culto", che "deve essere quello interno:  è necessario, difatti, - egli scrisse - vivere sempre in Cristo, tutto a Lui dedicarsi, affinché in Lui, con Lui e per Lui si dia gloria al Padre. La sacra Liturgia richiede che questi due elementi siano intimamente congiunti... Diversamente, la religione diventa un formalismo senza fondamento e senza contenuto". Non possiamo poi non accennare all'impulso notevole che questo Pontefice impresse all'attività missionaria della Chiesa con le Encicliche Evangelii praecones (1951) e Fidei donum (1957), ponendo in rilievo il dovere di ogni comunità di annunciare il Vangelo alle genti, come il Concilio Vaticano II farà con coraggioso vigore. L'amore per le missioni, peraltro, Papa Pacelli lo aveva dimostrato sin dall'inizio del pontificato quando nell'ottobre 1939 aveva voluto consacrare personalmente dodici Vescovi di Paesi di missione, tra i quali un indiano, un cinese, un giapponese, il primo Vescovo africano e il primo Vescovo del Madagascar. Una delle sue costanti preoccupazioni pastorali fu infine la promozione del ruolo dei laici, perché la comunità ecclesiale potesse avvalersi di tutte le energie e le risorse disponibili. Anche per questo la Chiesa e il mondo gli sono grati.
Cari fratelli e sorelle, mentre preghiamo perché prosegua felicemente la causa di beatificazione del Servo di Dio Pio XII, è bello ricordare che la santità fu il suo ideale, un ideale che non mancò di proporre a tutti. Per questo dette impulso alle cause di beatificazione e canonizzazione di persone appartenenti a popoli diversi, rappresentanti di tutti gli stati di vita, funzioni e professioni, riservando ampio spazio alle donne. Proprio Maria, la Donna della salvezza, egli additò all'umanità quale segno di sicura speranza proclamando il dogma dell'Assunzione durante l'Anno Santo del 1950. In questo nostro mondo che, come allora, è assillato da preoccupazioni e angosce per il suo avvenire; in questo mondo, dove, forse più di allora, l'allontanamento di molti dalla verità e dalla virtù lascia intravedere scenari privi di speranza, Pio XII ci invita a volgere lo sguardo verso Maria assunta nella gloria celeste. Ci invita ad invocarla fiduciosi, perché ci faccia apprezzare sempre più il valore della vita sulla terra e ci aiuti a volgere lo sguardo verso la meta vera a cui siamo tutti destinati:  quella vita eterna che, come assicura Gesù, possiede già chi ascolta e segue la sua parola. Amen!


Ad perpetuam rei memoriam

In memoria di Pio XII


Nelle prime ore di giovedì 9 ottobre 1958, mezzo secolo fa, si spegneva Pio XII. La morte arrivò, dopo una malattia lunga e intermittente, quando stava per compiersi il ventesimo anno del suo pontificato, un pontificato difficile e grande che seppe attraversare il periodo più buio del Novecento - quello dell'affermazione dei totalitarismi, dello sterminio del popolo ebraico nel cuore dell'Europa, della più spaventosa tragedia bellica mai vissuta e della successiva divisione del mondo in campi duramente contrapposti durante la guerra fredda. Il Papa romano, la cui figura alta e ieratica era divenuta familiare al mondo grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, morì invece nella solitudine notturna della residenza pontificia di Castel Gandolfo, tradito dal suo medico che ignobilmente vendette le immagini dell'agonia.
Eugenio Pacelli era nato il 2 marzo 1876, nella Roma appena divenuta italiana, mentre si stava concludendo il lunghissimo pontificato di Pio ix, e giovane prete entrò al servizio, secondo la tradizione familiare, della Santa Sede. Da allora, la sua vita fu ancor più strettamente legata alla Chiesa di Roma, alla diplomazia pontificia e alla sua opera di pace:  negli organismi vaticani, poi nelle nunziature tedesche durante il tempo oscuro che - accanto a prove di rivoluzione comunista - vide nascere e maturare il nazionalsocialismo, e ancora una volta, definitivamente, a Roma. Qui fu cardinale segretario di Stato di Pio xi, qui fu eletto come suo successore in un conclave brevissimo, primo romano (e primo segretario di Stato) dopo oltre due secoli a divenire Papa.
Uomo di pace, Pio XII fu costretto dal precipitare degli eventi a essere Pontefice in tempo di guerra, inerme vescovo di Roma. E affrontò la tragedia bellica come nessun leader del suo tempo fece. Anche di fronte alla mostruosa persecuzione degli ebrei, in un silenzio consapevole e sofferto che fu finalizzato all'efficacia di un'opera di carità e di soccorso indiscutibile. Come scrisse su "The Tablet" il cardinale Montini commentando l'ormai montante denigrazione del Pontefice rilanciata da un drammaturgo tedesco:  "Un atteggiamento di condanna e di protesta, quale costui rimprovera al Papa di non avere adottato, sarebbe stato, oltre che inutile, dannoso; questo è tutto". E il governo della Chiesa doveva continuare:  la Divino afflante Spiritu, l'enciclica che autorizzò il rinnovamento degli studi biblici, venne pubblicata - basti ricordare solo questo - in piena guerra.
L'opera di pace e di guida del cattolicesimo continuò instancabile dopo il conflitto, espressa simbolicamente dall'anno santo che cadde a metà del secolo - con la proclamazione del dogma dell'Assunzione di Maria - e dai due grandi concistori che avviarono l'internazionalizzazione di una Chiesa ormai sempre più mondiale, mentre importanti riforme procedevano in ambito dottrinale, liturgico, ecumenico. Parallelamente, il Papa sosteneva, da una parte, la democrazia e l'opposizione al totalitarismo comunista e, dall'altra, l'incipiente costruzione europea.
Il peso della guerra e il desiderio di cancellarne anche il ricordo gravarono presto sull'immagine di Pio XII, facilitando dopo la morte il diffondersi della leggenda nera di un Papa insensibile di fronte alla Shoah o addirittura filonazista, costruzione inconsistente dal punto di vista storico prima ancora che denigratoria. Analogamente, la diversità innegabile con il suo successore non autorizza - nemmeno dal punto di vista storico - la contrapposizione con Giovanni XXIII che venne costruita artificiosamente e che pesa tuttora sulla Chiesa, minandone la continuità. Quella Chiesa che Pio XII seppe servire fino all'ultimo e che ha il dovere di conservarne la memoria.

16 มิถุนายน

Pio VII

Papa Pio VII, prigioniero e vicino al gregge

Pio VII, anche durante la quinquennale residenza coatta a Savona e Fontainebleau, continuò a essere vicino ai fedeli con serena fermezza e misericordia

 

Papa Pio VII in un dipinto di Jacques-Louis David, Museo del Louvre, Parigi
Papa Benedetto XVI, nella visita a Savona e Genova del 17-18 maggio scorsi, ha ricordato il lungo esilio a cui papa Pio VII fu costretto a Savona dall’estate 1809 a quella del 1812, quando, per ordine di Napoleone, fu trasferito a Fontainebleau, come nuova residenza coatta, da dove sarebbe tornato a Roma solo dopo altri due anni.
      La quinquennale prigionia di Pio VII (ma si potrebbe estendere l’affermazione all’intero suo pontificato) sconta, non solo a livello divulgativo, un deficit di conoscenza anche fra gli stessi cattolici, dovuto alla prevalente attenzione riservata nel bene e nel male alla figura di Napoleone.
      Non sarà inutile pertanto rievocare brevemente qualche aspetto di quella prigionia.
      Innanzitutto bisogna ricordare che Pio VII (eletto a Venezia dopo un lungo conclave nel 1800) era stato il Papa dei concordati con la Repubblica Francese e quella Cisalpina fra il 1801 e il 1803, nonché colui che aveva consacrato Napoleone imperatore a Parigi nel 1804. Tutto questo aveva creato l’aspettativa di averlo dalla propria parte. Di fronte, però, alle ripetute dimostrazioni di indipendenza che Pio VII dà negli anni successivi, Roma viene occupata dai francesi già all’inizio del 1808 e nel luglio dell’anno seguente il Papa stesso viene prelevato e portato a Savona dopo un viaggio di sei settimane affannoso e ondivago, perché solo strada facendo Napoleone è messo al corrente della cattura operata dai suoi venerabili generali. Già all’inizio di questo lungo viaggio appare quella «dolce tristezza e il naturale sorriso» di Pio VII (come si esprime Jean Leflon, uno dei più importanti studiosi del pontificato di Pio VII e autore del volume XX del Fliche – Martin) «che durante la sua prigionia caratterizzerà il suo consueto atteggiamento». Ma accade anche che nel tragitto da tragicommedia (il Papa stesso usò termini del genere) che si svolge fra l’Italia e la Francia, Pio VII sia accompagnato e consolato da «dimostrazioni di rispetto e di simpatia che gli tributano popolazioni silenziose e costernate». In particolare papa Benedetto XVI ha ricordato «l’amore e il coraggio con cui i savonesi sostennero il Papa nella sua residenza coatta». Il conflitto giurisdizionale e il conseguente esilio, infatti, si sviluppa parallelamente a un intenso ministero pastorale del Papa, tanto più proficuo quanto più scevro (per obbiettive condizioni di inermità) da preoccupazioni di successo. Fino magari a suscitare la grazia della conversione, come attesta la lettera recentemente ripubblicata di un soldato piemontese a guardia del Papa (vedi box). Il trasferimento a Fontainebleau, oltre che per fiaccarne la resistenza (il Papa fu sul punto di morire lungo il percorso), sembra sia stato motivato anche dalla volontà di impedire questa vicinanza del Papa ai fedeli, paradossalmente cresciuta negli anni savonesi.
      Ma quel che più colpisce è che lo stesso persecutore, diciamo così, non è estraneo all’accoglienza del pastore: più volte è attestato che il Papa chiama Napoleone «un caro figlio», «un po’ caparbio, ma sempre un figlio». Il Papa, per il bene della Chiesa, vorrebbe venire incontro alle pressioni che giungono dall’imperatore. E siccome, per sollecitare la sua propria liberazione, si era attestato sul rifiuto di concedere il mandato canonico ai vescovi scelti da Napoleone in base al concordato, Pio VII, almeno in tre occasioni negli anni savonesi e poi di Fontainebleau, fu sul punto di cedere e di dare tale mandato perché i fedeli di numerose diocesi, compresa quella parigina, non rimanessero senza i legittimi pastori, che poi voleva dire senza sacramenti.
      In questo quadro di «serena fermezza», come ha detto Benedetto XVI parlando della prigionia di Pio VII, non manca però una tenebra, una sorta di radicale tradimento proprio da parte di alcuni della cerchia più vicina al Papa, a cominciare dal medico che gli era stato messo accanto, dallo stesso vescovo di Savona (forse uno dei motivi della scelta di quella città), e da altri vescovi che a turno cercano di approfittare con inganni degli istanti di debolezza del Papa.
Pio VII viene portato prigioniero a Savona, Galleria Clementina, Biblioteca Apostolica Vaticana
      Dopo le prime severe sconfitte di Napoleone in Russia e in Sassonia, Pio VII, all’inizio del 1814, può di nuovo far rotta verso Roma, facendo una sosta nella cara Savona (non sarà l’ultima perché, durante i “cento giorni” che precedettero Waterloo, Pio VII tornò ancora a visitare quel santuario di Nostra Signora della Misericordia che era stata la sua prima meta appena arrivato là prigioniero nel 1809). Ritornato a Roma, il Papa non parteciperà alla damnatio memoriae del suo antico persecutore, di cui anzi, al momento della definitiva carcerazione a Sant’Elena, cercherà di alleviare le sofferenze, intercedendo, presso gli alleati fin troppo zelanti, per il «povero esiliato».
      Così come al momento della cattura di Pio VII, secondo le Mémoires del cardinal Pacca, «nessuna protesta si fece sentire, non una sola voce protettrice discese dai troni cattolici in favore di quest’illustre carcerato», altrettanto avvenne al momento dell’esilio a Sant’Elena di Napoleone, salvo appunto la misericordia di quello che era stato suo prigioniero. La madre del Bonaparte lo riconosceva in una lettera del 27 maggio 1818 al segretario di Stato: «La sola consolazione che mi sia concessa è quella di sapere che il Santissimo Padre dimentica il passato per ricordare solo l’affetto che dimostra per tutti i miei. Noi non troviamo appoggio ed asilo se non nel governo pontificio, e la nostra riconoscenza è grande come il beneficio che riceviamo».
      «[…] Bella Immortal! benefica / Fede ai trionfi avvezza! / Scrivi ancor questo, allegrati; / Ché più superba altezza / Al disonor del Golgota / Giammai non si chinò. // Tu dalle stanche ceneri / Sperdi ogni ria parola: / Il Dio che atterra e suscita, / Che affanna e che consola / Sulla deserta coltrice / Accanto a lui posò». Chissà che anche il Manzoni, quando scriveva di getto questa famosa ode all’indomani della morte di Napoleone, non fosse stato toccato dall’esempio di Pio VII.
     
     
     
     
     
      La lettera di un soldato
     
      «Io che ero nemico dei preti...»
     
      Riportiamo uno stralcio della lettera di un soldato piemontese a guardia di Pio VII in esilio a Savona. La lettera, conservata nell’Archivio vescovile di Alba, è pubblicata all’interno degli Atti del Congresso storico internazionale (Cesena – Venezia, 15-19 settembre 2000).
     
      «Savona, 12 gennaio 1810
      […] Io che ero nemico dei preti bisogna che confessi la verità, che costretto sono. […] Pel tempo che il Papa è cui rilegato in questo palazzo vescovile e guardato a vista non solo da noi ma nell’interno della casa, vi posso dire che questo sant’uomo è il modello dell’umanità e della moderazione e di tutte le virtù sociali, che innamora tutti, che addolcisce gli spiriti più forti e fa diventare amici quelli istessi che sono gli più acerrimi nemici. Il Papa sta quasi sempre in orazione, spesso prostrato con la faccia a terra ed il tempo che li rimane si occupa a scrivere o a dar udienza nell’anticamera piena, e a dare la benedizione all’immenso popolo che accorre da tutte le parti, dalla Francia, dalla Svizzera e dal Piemonte, dalla Savoja e dal Genovesato. Non essendovi più abitazioni per dormire in questa città si sono fatte baracche nella piazza del vescovado ove stanno notte e giorno ad onta delli rigori della stagione per poterlo vedere e ricevere la benedizione. Fa veramente tenerezza nel sentire le grida di un immenso popolo di ogni sesso, di ogni età e persino i protestanti colle ginocchia a terra gridano Santo Padre benedite le nostre anime, li nostri figli; sappiamo che siete perseguitato ingiustamente, ma anche fu perseguitato ingiustamente il nostro Signore Gesù Cristo, esso vi salverà e saranno confusi i nostri nemici. […]».
27 มกราคม

Giornata della memoria

Rinnovo l'omaggio alle vittime dei poveri ebrei.....
 
ELENCO CRONOLOGICO DEGLI ASSASSINII PIÙ CONOSCIUTI COMMESSI DAI GIUDEI
- Anno 1071. A Blois, un bambino crocefisso poi buttato nel fiume. Il Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli.
- 1114. A Norwich in Inghilterra, Guglielmo, fanciullo di dodici anni, è attirato in una casa ebrea, e colà crocifisso in mezzo a mille oltraggi il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo sulla Croce, vennegli ferito al fianco.
- 1160. A Glocester, gli ebrei crocifiggono un bambino.
- 1179. A Parigi, il fanciullo Riccardo viene immolato nel Castello di Pontoise il Giovedì Santo; ed è onorato come Santo a Parigi.
- 1181. A Parigi, San Rodberto, fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso le feste di Pasqua.
- 1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne, per cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza, accade lo stesso a Domenico del Val.
- 1236. Presso Hagenau, tre fanciulli di sette anni sono immolati dagli ebrei in odio a Gesù Cristo.
- 1244. A Londra, un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli ebrei; e si venera nella Chiesa di S. Paolo.
- 1250. In Aragona, un fanciullo di sette anni viene crocefisso circa nel tempo della Pasqua ebraica.
- 1255. A Lincoln, Ugo fanciullo rapito dagli ebrei viene nutrito fino al giorno del sacrifizio. Molti ebrei convengono da varie parti dell’Inghilterra, e lo crocifiggono, rinnovando in lui tutte le scene della Passione di N. S. come ci narrano Mathieu Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora che i giudei delle principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi per circonciderli, poscia in onta a Cristo coronavanli di spine, flagellavanli e crocifiggevanli.
- 1257. A Londra, un fanciullo cristiano immolato da’ giudei.
- 1260. A Wessemburg, un fanciullo ucciso dagli ebrei.
- 1261. A Pfortzeim Bade, una bambina settenne strozzata poi dissanguata ed annegata.
- 1283. A Magonza, un bambino venduto dalla sua balia agli ebrei e da questi UCCISO.
- 1285. A Monaco, un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve di rimedio agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano rifugiati.
- 1286. A Oberwesel sul Reno, Wernher quattordicenne martirizzato per tre giorni con ripetute incisioni.
- 1287. A Berna, Rodolfo giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei.
- 1292. A Colmar, un fanciullo ucciso come sopra.
- 1293. A Crems, un fanciullo immolato dagli ebrei, due degli uccisori sono puniti, gli altri si salvano a forza d’oro.
- 1294. A Berna, un altro fanciullo svenato dai giudei. - 1302. A Remken, lo stesso.
- 1303. A Weissensee di Turingia, Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato, dissanguato con incisioni alle vene.
- 1345. A Monaco, il Beato Enrico crudelmente ucciso.
- 1401. A Diessenhofen di Wurtemberg, un fanciullo di quattro anni comprato per tre fiorini e dissanguato dagli ebrei. Qui notasi che nel processo fattosi per cotesto assassinio, l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei hanno bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per ridurla in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi: È cosa notevole che le stesse confessioni e rivelazioni siano state fatte dagli ebrei a distanza di molti secoli ed in paesi lontanissimi: a Trento, in Moldavia, in Svizzera nei secoli XIV e XVIII; secondo che già si vide più sopra.
- 1407. Quivi pure un altro fanciullo ucciso; donde una sommossa popolare e lo scacciamento degli ebrei.
- 1410. In Turingia, sono cacciati gli ebrei per delitti contro fanciulli cristiani.
- 1429. A Rovensbourg, Luigi Von Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato dai giudei mentre li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il suo corpo viene trovato ed onorato dai cristiani.
- 1454. In Castiglia, un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto per cibo. Per questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati dalla Spagna nel 1459.
- 1457. A Torino, un giudeo è colto nell’istante medesimo, in cui sta per iscannare un fanciullo.
-1462. Presso Inspruk, il Beato fanciullo Andrea nato a Rinn, viene immolato il 9 luglio dagli ebrei che ne raccolgono il sangue.
- 1475. A Trento, il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono i processi originali; dai quali apparisce che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro e dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel Tirolo, nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania, Polonia, ecc. ecc.
- 1480. A Treviso, si commette un delitto simile al precedente di Trento.
- 1480. Assassinio del B. Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco.
- 1480. A Motta di Venezia, un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo. 
- 1486. A Ratisbona, sei fanciulli vittime degli ebrei. - 1490. A Guardia presso Toledo, un fanciullo crocefisso.
- 1494. A Tyrman in Ungheria, un fanciullo rapito e dissanguato.
- 1503. A Waltkirch in Alsazia, un fanciullo di quattro anni, venduto da suo padre agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo.  - 1505. A Budweys, fatto simile.
- 1520. A Tyrnau ed a Biring, due fanciulli dissanguati. Perciò furono allora cacciati gli ebrei dall’Ungheria.
- 1540. A Suppenfeld in Baviera, Michele di quattro anni torturato per tre giorni.
- 1547. A Rave in Polonia, il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei.
- 1569. A Witow in Polonia, Giovanni di due anni venduto per due marchi all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri fatti simili accaduti a Bielko ed altrove.
- 1574. A Punia in Lituania, Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo Gioachino Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo sangue vien raccolto in un vaso.
- 1590. A Szydlow, un fanciullo scomparso, trovossone il cadavere dissanguato con incisioni e punture.
- 1595. A Gostin, un fanciullo venduto agli ebrei per essere dissanguato.
- 1597. Presso Sryalow, un fanciullo ucciso. Col suo sangue gli ebrei aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla.
- 1650. A Caaden, un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia Tillich vi è assassinato l’11 marzo. Questo storico annovera altri fatti simili accaduti a Steyermarck, Karnten, Crain, ecc.
- 1655. A Tunguch in Germania, un fanciullo assassinato.
- 1669. A Metz, un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi, è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente mutilato. Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di Metz il 16 giugno 1670.
- 1778. Di parecchi fanciulli uccisi dagli ebrei nel decimottavo secolo fa menzione il Journal historique et litteraire del 5 gennaio 1778 a pag. 88 e del 15 ottobre del medesimo anno, a pag. 258.
- 1803. Possiamo a buona ragione porre qui in primo luogo questa data 1803, poiché in quest’anno uscì la prima volta alla luce il libretto di Teofito o Neofito. Esso vale storicamente più di molte altre autorità per dimostrare che gli ebrei sempre usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei osservanti) il sangue cristiano nei loro riti.
- 1810. Negli atti del Processo di Damasco, esiste una lettera di John Barcker ex-Console inglese in Aleppo dove si parla di una povera cristiana scomparsa da Aleppo. Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di averla scannata per raccoglierne il sangue.
- 1827. A Varsavia, scompare un bambino cristiano nell’occasione della Pasqua ebrea.
- 1831. A Pietroburgo, un fanciullo assassinato dagli ebrei per iscopo rituale. Così sentenziarono quattro giudici.
- 1839. A Damasco, si scopre alla dogana una bottiglia di sangue portata da un ebreo, il quale offre diecimila piastre perché si sopisca la cosa.
- 1840. A Damasco il celebre processo sopra l’assassinio del Padre Tommaso da Calangiano Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei per scopo rituale. Gli ebrei furono convinti e condannati, benché poi graziati per danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani e livornesi. Il processo originale è negli Archivi di Parigi, e venne poi stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie.
- 1843. A Rodi, Corfù ed altrove assassinio ebreo di bambini cristiani.
- 1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi, di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere fu trovato dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di cera. - 1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni è scannata nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente ancora nel 1891 fu trovato presso l'ebreo Buschoff in Xanten della Prussia Renana il cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann senza una goccia di sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi assolto, tant'è a dì nostri la potenza dell’oro ebraico! Abbiam letto gli atti di quel processo, tradotti dalla Verona fedele, e sfidiamo chiunque li leggerà a non vedervi per entro il fine prestabilito di salvare ad ogni patto il reo. È un processo che si può definire: Monumento eterno o d’insipienza giuridica o di corruzione giudaica»!.
 
 
Requiem aeternam dona eis, domine, et lux perpetua luceat eis requiescant in pace. Amen
 
x S.Simonino di Trento 1475
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21 พฤศจิกายน

Pio XII: defensor civitatis

Pio XII arruolò l’ebreo per salvarlo dai nazisti

articolo di Andrea Tornielli - giovedì 15 novembre 2007, 07:00

«Non sono credente, non frequento la Chiesa, ma se mi trovassi davanti a Pio XII mi metterei in ginocchio, perché se io e i miei figli esistiamo, lo dobbiamo a lui». È commosso Silvio Ascoli, romano, classe 1945, mentre racconta la storia del padre Bruno, «di razza ebraica» secondo le norme delle infami leggi razziali, che il Vaticano salvò dalla deportazione arruolandolo tra le sue guardie. Lo aveva detto lo scorso giugno il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone: «Nell’ottobre 1943, oltre alla gendarmeria e alla guardia svizzera, c’era anche la guardia palatina. Per proteggere il Vaticano e gli stabili extraterritoriali c’erano già 575 guardie palatine. Ebbene, la Segreteria di Stato chiese alla potenza occupante l’Italia di poter assumere altre 1.425 persone da inserire nell’organico della Guardia Palatina. Il ghetto ebraico era a due passi...». Ora una nuova testimonianza conferma quell’aiuto.
«Mio padre era nato nel 1910, la famiglia di mio nonno apparteneva alla comunità ebraica di Ancona, e sua sorella insieme al marito saranno deportati e uccisi ad Auschwitz». Bruno, scomparso nel 1970, era figlio di un matrimonio misto e non frequenta la comunità degli ebrei romani. Il 28 ottobre 1938, subito dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali, l’uomo aveva chiesto e ottenuto il battesimo.
Ma è troppo tardi per sfuggire alla morsa del regime che si stringe attorno agli ebrei. Il parroco cerca di aiutarlo, scrivendo che Ascoli frequentava la catechesi fin dall’agosto di quell’anno, ma non serve a nulla.
«I miei famigliari provarono a rivolgersi al Ministero dell’Interno, attestando di non essere iscritti alla comunità ebraica. Ma il responso fu che chiunque avesse un genitore ebreo e non potesse comprovare di appartenere a un’altra religione da prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali, era considerato ebreo. Mio padre si era battezzato troppo tardi. Per i miei fu una mazzata terribile».
Così gli Ascoli sono costretti a dichiarare presso il Governatorato di Roma la loro appartenenza alla «razza ebraica». Due anni dopo, nel 1940, Bruno si sposa in chiesa con la cattolica Maria Bianchi, anche se il matrimonio non può avere effetti civili. «Mia madre lo sposò sapendo a che cosa andava incontro». La coppia si stabilisce in via Famagosta, al quartiere Trionfale.
Nell’ottobre 1943, dopo l’arrivo dei tedeschi nella capitale, Bruno Ascoli diventa un ricercato. «Un giorno si presentarono a casa dei fascisti e dei nazisti, che chiedevano di mio padre. Lui per fortuna era fuori. I miei riuscirono ad avvisarlo di non tornare». Bruno scappa e trova momentaneamente alloggio in un soppalco, nell’autorimessa di un gommista. «Ci rimase per due settimane, mia madre andava a portargli di nascosto da mangiare. Ma a fine ottobre, il gommista lo fece sloggiare perché era diventato troppo pericoloso tenerlo lì. Fu allora che, grazie all’interessamento di uno zio che lavorava ai musei vaticani come usciere, mio padre venne arruolato nelle guardie palatine». Bruno Ascoli diventa un ausiliare delle guardie d’onore del Papa, può risiedere Oltretevere.
«Gli salvarono la pelle! Rimase lì per alcuni mesi. Ci sono le foto che lo ritraggono vestito da guardia palatina dentro le mura vaticane. E nel dicembre 1943 riceve il prezioso salvacondotto della Santa Sede che attesta la sua appartenenza al corpo d’onore del Papa». Il figlio Silvio spiega che esisteva una sorta di rotazione, nel tentativo di salvare più perseguitati possibile. «Nei primi mesi del 1944, la Santa Sede indicò a mio padre un altro nascondiglio, in via Mocenigo, vicino alle mura vaticane, presso un deposito di legname. E questo attesta che c’era una rete organizzata di assistenza e di aiuto. L’ho detto anche ai miei figli: se il Vaticano non avesse aiutato mio padre, io adesso non sarei qui. Credo che Papa Pacelli abbia scelto bene: non denunce pubbliche che avrebbero provocato rappresaglie – non oso pensare che cosa sarebbe successo se le SS fossero entrate Oltretevere – ma aiuto concreto ai perseguitati».

20 พฤศจิกายน

"Risorgimento" italiano

Rino CAMMILLERI

Il risorgimento


I "plebisciti" sancirono l'annessione forzata di tutti gli ex stati italiani. La gente doveva votare all'aperto, mettendo le schede in due urne: su una stava scritto "sì", sull'altra "no".  A Napoli si dovette votare passando tra due ali di garibaldini armati. Malgrado ciò i voti sommati risultarono pure molto superiori all'effettivo numero dei cittadini (segno che ogni "liberatore" aveva votato più volte).  Il floridissimo Regno delle Due Sicilie in brevissimo tempo fu portato al tracollo finanziario, e i meridionali per la prima volta nella loro storia furono costretti a emigrare all'estero per poter mangiare. Il Sud dovette pagare le guerre del Piemonte, anche quella combattuta contro i meridionali stessi.  Arrivarono tasse anche sul macinato, sulle porte e le finestre (le case cominciarono così ad avere un sola apertura, con conseguenti epidemie di tubercolosi, il male del secolo), arrivò la leva obbligatoria che durava anni e toglieva braccia a popolazioni prevalentemente agricole.  Per dieci anni il Sud fu trattato come una colonia da sfruttare; sorse per reazione il cosiddetto "brigantaggio" (i partigiani dell'ex Regno, come al solito, vennero definiti banditi). Metà dell'esercito piemontese era di permanenza nel Sud, con uno stato di emergenza continuo: fucilazioni di massa, rappresaglie, stermini, incendi.  Nacque così il problema del "mezzogiorno", da allora mai più risolto. Nel nuovo regime burocratico e accentrato i meridionali, privati delle industrie e delle terre ecclesiastiche e statali su cui lavorare, presero il vizio di far carriera nella pubblica amministrazione.

29 มกราคม

Post shoa 2

OBIEZIONI ALLA TESI DELL’OMICIDIO RITUALE
Ci sono vari libri assai recenti che cercano di ridicolizzare e confutare l’accusa di omicidio rituale, liquidandola come leggenda o pura superstizione, come, ad esempio, J. MAIER - P. SCHAFER: Piccola Enciclopedia dell’Ebraismo, Marietti, Casale Monferrato 1985, alle voci: sangue, omicidio rituale, profanazione delle ostie. Anche nel Dizionario comparato delle religioni monoteiste: Ebraismo Cristianesimo, Islam, Piemme, Casale Monferrato 1991, alla voce sangue si legge: «Benché LA FAVOLA dell’assassinio rituale sia stata spesso confutata dalla Chiesa, essa è servita più volte come pretesto per pogrom e persecuzioni». A noi risulta invece l’esatto contrario, come dalla decretale Etsi Judæos di Innocenzo III, con i suoi richiami a «pratiche nefande, contra fidem catholicam detestabilia et inaudita». Oltre al libro di PAUL JOHNSON, Storia degli Ebrei, Longanesi, Milano 1987, ve n’è uno in particolare che tratta con una certa serietà ed in dettaglio il problema del sacrificio rituale riguardo al martirio di San Simonino di Trento, e che pone obiezioni all’apparenza più serie, non avendo la pretesa, come gli altri, di liquidare in due righe l’accusa, ridicolizzandola come se fosse una favola. Intendo parlare di A.ESPOSlTO-D. QUAGLIONI; I processi contro gli ebrei di Trento, Cedam, Padova 1990. Sul quale mi dovrò soffermare a lungo e al quale dovrò rispondere. «Occasione del processo - vi si trova scritto - fu la scomparsa, alla vigilia della Pasqua del 1475 del fanciullo Simone, poi ritrovato cadavere, con numerosi segni di ferite, nel fossato che, partendo dalla pubblica via, attraversava lo scantinato della casa del maggior esponente della comunità ebraica, ov’era anche la sinagoga. A denunciare al podestà il ritrovamento del cadavere furono proprio gli ebrei che nonostante ciò ed in base alla pubblica voce che li voleva colpevoli del ratto e dell’assassinio furono rinchiusi in carcere. L’inquisitio fu avviata in un CLIMA FORTEMENTE VIZIATO DALLE DICERIE POPOLARI. L’omicidio rituale imputato agli ebrei trentini non era affatto qualcosa di eccezionale, ma rientrava nella prassi normale di una setta dedita a riti stregoneschi e satanici. Procedendo soprattutto in forza delle confessioni degli inquisiti, TUTTE ESTORTE CON LA TORTURA il giudice decise la condanna degli ebrei di Trento. Un mese dopo, il 23 luglio, allarmato da quanto accadeva a Trento, a causa di numerose proteste circa il rispetto della legalità [...] lo stesso papa Sisto IV nominò un commissario con l’incarico di riferire sui fatti e sul processo medesimo. Il legato pontificio, Battista de’ Giudici, giunto a Trento si trovò di fronte sia al FANATISMO POPOLARE sia all’ostilità del Vescovo e delle autorità civili. Convintosi dell’innocenza degli ebrei e della colpevolezza di un facinoroso, troppo frettolosamente discolpato,  il commissario abbandonò Trento e fissò la sede del proprio tribunale a Rovereto, oppidum della diocesi tridentina appartenente però al più sicuro territorio della Repubblica Veneta. Prima ancora di esporre le sue rimostranze sulla condotta del commissario, (il Vescovo di Trento, ndr) aveva confidato al fidato Zovenzoni di ritener che la cattiva salute del commissario, fosse un mero pretesto e che quegli si fosse stabilito in Rovereto a bella posta, essendo colà un podestà aperto fautore degli ebrei. Questi (il commissario Battista de’ Giudei, ndr) dal canto suo, cita a comparire davanti al proprio tribunale il podestà di Trento, mentre questi, con lo stesso Hinderbach (il vescovo di Trento) rispose dichiarando nulli i monitoria del commissario e ACCUSANDOLO DI CORRUZIONE E DI CONDOTTA CONTRARIA ALLE ISTRUZIONI DEL PONTEFICE. Ogni successiva azione di Trento è rivolta a ritorcere contro il commissario le accuse che questi, intanto, veniva formulando contro l’operato dei giudei tridentini facendolo comparire come FACILE PREDA DEL DENARO DEGLI EBREI. Il commissario infatti aveva inoltrato a Trento l’istanza dell’ebreo Jacob de Ripa, che è detto providum et diseretum virum. Il podestà di Trento era chiamato a rispondere presso un tribunale  in Rovereto, e con lui il Vescovo (di Trento, ndr) ed il Capitolo. Il 12 di ottobre il segretario del Vescovo di Trento protesta solennemente in Rovereto, essere nullius valoris l’istanza prodotta da Jacob de Ripa, poiché il commissario ha taciuto essere l’istante un ebreo, e gli scelleratissimi et perfidi judei semper fuerunt atque sunt persecutores et insidiatores fidei et religionis Christianæ. Di fronte alla palese discordanza tra le sentenze trentine e le risultanze dell’inchiesta del suo commissario, IL PONTEFICE (Sisto IV, ndr) DOVETTE NOMINARE UNA COMMISSIONE DI CARDINALI, incaricata di esaminare la questione. Il Vescovo (di Trento, ndr) promosse a Roma un vero movimento di curia a proprio favore, entro il quale si distinse in modo particolare l’umanista Platina. IL COMMISSARIO apostolico CADDE ovviamente (non si riesce a capire perché, ndr) IN DISGRAZIA: allontanato da Roma, prima a Benevento e poi in Linguadoca. La commissione sistina aveva concluso i suoi lavori (nel 1478, ndr) affermando la correttezza formale del procedimento che si sarebbe svolto rite et recte. Come si sa un secolo più tardi la Santa Sede autorizzò il culto locale di Simone (San Simonino), culto che ufficialmente fu abrogato dopo il Concilio Vaticano II nel 1965 (tornerò su questo punto alla fine dell’opuscolo). Per quanto riguarda le decisioni della commissione cardinalizia si può aggiungere: «Il giudice rotale accoglieva in pieno le accuse della parte tridentina, principale delle quali l'essersi il commissario sostituito indebitamente al giudice naturale, istruendo un nuovo processo, laddove i suoi compiti avrebbero dovuto esaurirsi nell'osservare e nel riferire, con particolare riguardo all’accertamento del martirio e dei miracoli  Battista de’ Giudici era ritenuto colpevole di aver ecceduto nel mandato non osservandone le disposizioni basilari e, di aver agito scopertamente a favore degli ebrei. L’operato del commissario era in tal modo dichiarato nullius momenti et multiplieiter irritum mentre il podestà di Trento era liberato dall’accusa di aver agito in violazione della legalità. La Bolla pontificia fu emanata il 20 giugno 1478 in essa si affermava che i processi tridentini si erano svolti rite et recte, ossia nel rispetto della legalità».
 
RISPOSTE
Secondo il libro in questione sostenere la tesi dell'omicidio rituale «NON È DA UOMINI SANI DI MENTE». Le obiezioni contenute in questo libro vorrebbero dimostrare «il ridicolo e l’assurdo della leggenda dell’omicidio rituale». «Ma, anche solo ad esaminare con occhio distaccato tali obiezioni, viene spontaneo rilevare come il Papa, che pur in un primo momento si era mostrato assai scettico sul modo di condurre il processo da parte del Vescovo di Trento, tanto da inviargli un suo delegato, il commissario de’ Giudici o.p. per esaminarne l’operato, abbia poi nominato una commissione cardinalizia per vedere da che parte stesse la verità, e come tale commissione cardinalizia abbia allontanato il legato romano ed abbia dato ragione al Vescovo di Trento. Ma vediamo ora di dare delle risposte più dettagliate alle varie obiezioni mosse alla tesi dell’omicidio rituale. Un’obiezione soggiacente al libro in questione è che LA PASSIONE RELIGIOSA, il fanatismo cattolico medievale è IL FLAGELLO DELLA STORIA. Essa infatti o acceca o corrompe lo storico che la scrive. La risposta è facile, le testimonianze di tutti gli storici del mondo non costituiscono più - se si accetta il principio di tale obiezione - un titolo valido e bisogna allora dubitare di tutto ciò che gli storici scrivono. Ma allora la certezza storica non sussiste più, non vi è più un solo fatto in tutta la storia umana che possa scappare al naufragio. Infatti «se la passione religiosa rovina la storia, anche le altre passioni la rovinano. Ora non esiste uomo al mondo che non sia colto da una o l’altra di queste tre grandi passioni, vale a dire: la passione politica, quella di scuola e quella religiosa. Ma politica, scuola, religione è tutto il campo della storia. Siete ben sicuri, per esempio, che la battaglia di Farsalo è stata vinta da Giulio Cesare o anche che è realmente esistita una battaglia di Farsalo? Chi può dirci che degli uomini passionali non si siano fabbricata una battaglia di Farsalo secondo la propria convenienza. La morte di Giulio Cesare, ci diranno i nostri scettici, è una pura invenzione di Antonio e di Ottavio. Vi erano tali e tanti vantaggi per loro a raccontarcela in tale modo! Cesare invece è caduto colto da apoplessia ai piedi della statua di Pompeo. La passione in realtà può ingannare un individuo ma la passione non può ingannare tutti gli uomini, né fare che tutti gli uomini si ingannino su un fatto di ordine pubblico; poiché in un campo così vasto la passione degli uni incontra sempre la passione contradditoria degli altri. È ciò che permette che vi sia una verità storica in questo mondo». L’omicidio rituale si presenta inoltre sotto la copertura e la garanzia di poteri politici di ogni paese: Filippo Augusto e San Luigi IX in Francia, S. Enrico e Massimiliano in Germania, S. Ferdinando in Spagna, Enrico III in Inghilterra, Gregorio XIII e Sisto IV a Roma. è lecito allora mettere in dubbio la credibilità di tali uomini? Ecco una seconda obiezione che si trova nel libro di ESPOSITO-QUAGLIONI, di cui stiamo trattando. Rispondo dunque che innanzi tutto vi sono tre Santi tra questi uomini; ora noi cattolici siamo tenuti a credere alla probità di coloro che la Chiesa infallibilmente mette sugli altari come modello di virtù da imitare per andare in Cielo. Se costoro avessero mentito non sarebbero dei Santi ma dei Calunniatori, quindi dei peccatori e dei modelli di vizio, e sulla strada che conduce all’inferno (absit!). Se però il nostro lettore non avesse la fede, tale argomento non varrebbe e, perciò, scendo al livello di ragione naturale. Il problema dell’esistenza dell’omicidio rituale si fonda sull’AUTORITÀ (io credo che Giulio Cesare o Napoleone siano esistiti anche se non li ho mai visti perché vi è un’autorità che me lo dice, e se tale autorità ha la scienza e l’onestà, posso credere all’esistenza di questi personaggi in virtù di un’evidenza estrinseca che è l’autorità di chi me lo insegna). Ora vi sono autorità giuridiche e autorità scientifiche. Ma prima e più in alto di esse vi è per noi cattolici un’autorità divinamente assistita che è l’Autorità della Chiesa di Roma e del Papa (per chi non avesse la fede darò in seguito argomenti di ordine di ragione naturale).
 
L’AUTORITÀ DELLA CHIESA
Nessun cattolico può dubitare che ogni volta che interviene la Chiesa egli deve aderire alle sue sentenze senza esitare. Ora nel caso dell’omicidio rituale ci si porrà facilmente la seguente obiezione: è lo stupido oscurantismo del Medioevo che ha creato tali favole; i lumi dell'epoca moderna hanno definitivamente liquidato tali leggende dell’ignoranza e del fanatismo medievale. Ma noi rispondiamo che la Chiesa si è già espressa su questo problema (si veda, ad esempio la commissione cardinalizia eretta da Sisto IV); inoltre, essa ha beatificato le vittime degli omicidi rituali degli ebrei, proponendoli così al culto dei cattolici assieme agli atti del loro martirio. «A nessuno, anche profano in studi teologici, può sfuggire la somma prudenza che traspira da ogni norma dei processi di beatificazione. La Chiesa procede veramente, come si suol dire, con i piedi di piombo». Vi è un Ufficio ed un culto pubblico di San Simone di Trento, martirizzato dagli ebrei. La Chiesa in questo caso è andata più in là che in tutti gli altri casi di beatificazioni ordinarie; per San Simonino ha fatto ciò che fa soltanto per i canonizzati (pur essendo Simonino solo un beato); lo ha infatti posto nel Martirologio Romano, al 24 marzo: «Nono Kalendas Aprilis Tridenti passio SANCTI SIMONI pueri, A JUDEIS SÆVISSIME TRUCIDATI, qui multis postea miraculis coruscavit». Benedetto XIV ha fatto un riassunto della storia del martirio del Beato di Trento (chiamato comunemente Santo, anche se non è stato ancora canonizzato ma soltanto beatificato) nella Bolla Beatus Andrea del 22 febbraio 1755, nella quale leggiamo: «L’anno 1483, SIMONE di Trento, FU MESSO CRUDELMENTE A MORTE DAI GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE; di questo crimine atroce i giudei misero in opera tutte le macchinazioni possibili, per sfuggire al castigo meritato. Sisto IV non poté rifiutare di intervenire per far sospendere il culto pubblico, che si era già iniziato a dare al B. Simone. (Questa sospensione momentanea del culto pubblico non inficia la tesi dell’omicidio rituale; infatti questo culto pubblico era nato spontaneamente presso i fedeli di Trento. La procedura regolare non era ancora iniziata e la S. Sede non era ancora intervenuta ufficialmente. Intervenne poi sotto Sisto V, ed è soltanto a partire da allora, che la beatificazione di Simonino conta come giudizio ufficiale della S. Sede e da allora tutto è restato fuori discussione, fino al Concilio Vaticano II come vedremo oltre; ndr). FINO A CHE SI MISE BENE IN PIENA LUCE CHE ERA STATO UCCISO DAI GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE CRISTIANA. Quando in seguito l'evidenza su questo fatto e le prove che la stabilivano furono prodotte, e fu ben dimostrata e la morte e il motivo per il quale fu inflitta, e fu constatato anche che gli assassini erano giudei, come risulta dal processo che si conserva attualmente negli archivi segreti a Castel Sant’Angelo. II papa Sisto V deliberò nell'anno 1588 un breve di concessione per la celebrazione della Messa e la recita di un ufficio proprio in onore del B. Simone, nella città e in tutta la diocesi di Trento. Tra ciò che Noi (Benedetto XIV, ndr) abbiamo concesso per il culto del Beato Andrea (martirizzato anche lui dai giudei, ndr) e ciò che i nostri predecessori hanno decretato per il culto del Beato Simone, vi è tuttavia questa differenza , che IL NOME DEL BEATO SIMONE È STATO ISCRITTO, DIETRO ORDINE DEL PAPA GREGORIO XIII, NEL MARTIROLOGIO ROMANO...». Vi è stato dunque un giudizio della Chiesa riguardo all'omicidio rituale di Simonino, che si chiama BEATIFICAZIONE. Questo giudizio è di ordine inferiore alla Canonizzazione in cui l’infallibilità del Papa interviene e rende tale atto irreformabile. Non è questo il caso della Beatificazione. Ma essa resta, al di sotto della canonizzazione, il decreto più forte e importante che possa dare la Chiesa. Da che Roma si è riservata le cause di beatificazione, tali decreti restano IMMUTABILI DE FACTO, come la canonizzazione lo è di diritto. È per rendere impossibile ogni disprezzo sul pensiero della Chiesa che Gregorio XIII ha proceduto, riguardo al martirio di Trento, ad un atto talmente eccezionale che appare solo in questo caso nella storia della Chiesa Gregorio XIII iscrisse il fanciullo di Trento al Martirologio e non sotto la Voce di Beato ma sotto quella di Santo (passio SANCTI Simonis pueri). Da qui a concludere all'equivalenza con un decreto di canonizzazione sarebbe eccessivo. Dal momento in cui i Papi indicano che si può procedere alla canonizzazione, la canonizzazione implicita non segue necessariamente. Ma resta fermo che, al di sotto del decreto infallibile (di canonizzazione) la testimonianza dei decreti di beatificazione è la più importante che possa rispondere, in questo mondo, della verità storica di un fatto; e che l’atto che esprime tale testimonianza è l’atto della suprema autorità spirituale della Chiesa. Quindi negare la realtà del fatto affermato (Simonino ucciso dagli ebrei in odio alla fede, ndr) non sarà un’eresia, ma un’affermazione TEMERARIA». Infine, per concludere, un'ultima obiezione, mossa, niente meno, dal commissario pontificio Battista de’ Giudici o.p. (che mostra o la sua ignoranza colpevole, essendo un Vescovo domenicano, o la sua malafede, come apparirà chiaro dalla nostra risposta). Per il de’ Giudici il martirio doveva essere un atto cosciente o volontario da parte della vittima; «In particolare egli negava che i bambini potessero essere martiri e santi, in quanto, per definizione, essi non possono fare nessun atto di volontà, quindi non hanno alcun merito proprio anche se sono uccisi». Anche il lettore che non è sacerdote e domenicano sa benissimo che la Chiesa ha canonizzato i Santi Martiri Innocenti, fatti uccidere da Erode in tenera età. San Bernardo scrive: «Saranno stati martiri agli occhi tuoi, mio Dio, anche coloro nei quali né l’uomo né l’Angelo hanno potuto scoprire un merito ma che il singolare favore dalla tua grazia ha voluto arricchire. Pace agli uomini, anche a quelli che non hanno ancora l’uso della propria volontà: ecco il mistero della mia misericordia (dice il Signore)». Noi, battezzati con l’acqua, dobbiamo rendere gloria a questi neonati battezzati nel proprio sangue. «I fanciulli che vennero uccisi in odio alla fede (SS. Innocenti) SI DICONO VERI MARTIRI, perché in questo caso l’accettazione della volontà fu supplita da una grazia particolare».
 
L’AUTORITÀ DELLA S. SCRITTURA E DELL’ARCHEOLOGIA I SACRIFICI UMANI NELL’ANTICO TESTAMENTO
«La religione legittima in Israele condanna qualsiasi sacrificio umano; sono un’empietà dei Cananei e sono proibiti con severità. ESSI FURONO PRATICATI NELLA RELIGIONE POPOLARE contaminata appunto per influsso cananaico. Severe sono le condanne ripetute frequentemente dai profeti». Queste documentano L’INFILTRARSI DI RITI ABOMINEVOLI FRA GLI ADORATORI DI JAHWEH, e quanto essi fossero estranei al vero spirito della religione ebraica». Ora non essendo più la religione attuale degli ebrei la Mosaica, ma la rabbinico-talmudica, contaminata quindi dalla Càbala spuria egiziano-babilonese, non ci si stupisce che proprio gli stessi sacrifici umani - che erano praticati nella religione popolare - si siano infiltrati di nuovo tra i figli carnali di coloro che adoravano Jahweh, di cui non conservano più lo spirito che vivifica, mentre tengono la lettera che uccide. Queste verità vengono confermate, come scrive mons. Spadafora, dai profeti ispirati; SONO pertanto DIVINAMENTE RIVELATE. Sentiamo Geremia: «I FIGLI DI GIUDA HANNO INNALZATO ALTARI A TOPET, AFFINE DI CONSUMARVI NEL FUOCO I LORO FIGLI E LE LORO FIGLIE». Moloch «è la divinità cananea Milk alla quale erano offerti sacrifici umani, come dimostrano le recenti scoperte archeologiche. Il Vecchio Testamento alla divinità Moloch sempre congiunge e riferisce i SACRIFICI UMANI IN PARTICOLARE DI BIMBI. ESSI VENIVANO SGOZZATI E QUINDI POSTI A BRUCIARE SU UNA GRIGLIA». La scienza archelogica conferma dunque anche oggi ciò che Dio ha rivelato e ciò che i nostri occhi stenterebbero a credere, se non vi fossero tante e tali prove che possono essere definite schiaccianti senza paura di esagerare.
 
AUTORITÀ GIUDAICHE: IL TALMUD
«Già nella parte più antica del Talmud, detta Mischna, vi è espressa l'opinione che andare attraverso il fuoco non accennasse un sacrificio umano, ma soltanto ad una cerimonia simbolica di purificazione... Solo nel Talmud posteriore si trova la descrizione di UN SIMULACRO DEL DIO MOLOCH CHE VENIVA FATTO ARROVENTARE E NELLE CUI BRACCIA SAREBBERO STATI GETTATI DEI BAMBINI VIVI.  «Moloch è il nome di un idolo a cui gli Ebrei del tempo dei re sacrificavano vittime umane nella Valle di Hinnon (Geenna) presso Gerusalemme. È CERTO che NEI PERIODI DI SINCRETISMO religioso, GLI EBREI USARONO NEL CULTO DI MOLOCH VITTIME UMANE OFFRENDO, BRUCIANDOLI IN OLOCAUSTO, I PROPRI FIGLI».
 
LE AUTORITÀ GIURIDICHE
Dopo aver parlato dell’autorità divina della Chiesa e della S. Scrittura scendiamo ora all’ordine naturale, che è il dominio di tutti, credenti o meno. In tale ordine vi sono delle autorità giuridiche e scientifiche. Vediamo le prime. I re che a causa dell'omicidio rituale hanno cacciato dai loro regni gli ebrei, hanno proceduto giuridicamente, altrimenti avrebbero agito da tiranni che non si curano dei loro soggetti, ed avrebbero veramente angariato ingiustamente gli ebrei. Se si obietta che mancano oggi i resoconti dei processi intentati loro riguardo all’espulsione, rispondo che non è possibile farli ritornare all'esistenza dal fuoco che li ha distrutti, o dai terremoti che hanno devastato nel corso della storia molti archivi in cui si trovavano. (Nel caso di S. Simone di Trento, invece, il resoconto è ancora esistente negli archivi segreti vaticani). Va detto inoltre che non vi sarebbero quasi mai criminali condannati giuridicamente se tali fossero solo coloro di cui gli archivi pubblici mantengono il resoconto degli interrogatori. Dove si trovano ora per esempio, i resoconti degli interrogatori di Verre, il pretore siciliano difeso da Cicerone? È vero che possediamo le arringhe del suo avvocato, ma queste non sono i resoconti formali di un processo; allora Verre sarebbe il più innocente e il più perseguitato di tutti gli uomini perché oggi non possediamo gli atti del suo processo? NO! Per questo si può dire che gli ebrei sono stati condannati giuridicamente (come e più di Verre, nel caso di Trento ad esempio), innanzi tutto perché la storia ce lo testimonia, in quanto i re cristiani - di cui ho citato i nomi - furono tra i più giusti che la storia abbia conosciuto e furono canonizzati dalla Chiesa. Se questi fossero stati ingiusti procedendo non giuridicamente contro gli ebrei, la Chiesa offrirebbe all’imitazione dei fedeli modelli che non porterebbero in cielo ma all’inferno, perché ingiusti e falsi; ma noi cattolici sappiamo che la Chiesa nel canonizzare è infallibile, cioè che è infallibilmente vero che l’imitazione degli esempi di tali Santi porta sicuramente in paradiso! Inoltre gli atti del processo di Trento erano conservati ancora sotto il pontificato di Benedetto XIV negli archivi di Castel Sant’Angelo e prima che le truppe piemontesi entrassero a Roma, furono trasferiti nella biblioteca vaticana (La Civiltà Cattolica li ha pubblicati per esteso negli anni 1881 e 1882), per ordine di Pio IX e, col permesso di Leone XIII, possono essere esaminati dagli studiosi.
 
LE AUTORITÀ SCIENTIFICHE
La storia è una scienza, cioè una cognitio certa, che offre la certezza dell'esistenza del fatto storico, certezza estrinseca o di credibilità, fondata sulla credibilità intrinseca del testimone. Si ha quindi una certezza morale dell'esistenza del fatto storico (qui dell’omicidio rituale). In Storia, le autorità sono gli uomini di scienza storica, di probità storica e di discernimento storico. E per quanto riguarda l’omicidio rituale tali autorità sono i Papi e i Bollandisti.
 
I PAPI E LA LORO SCIENZA STORICA
Ritengo che non sia necessario insegnare a nessuno che i Papi sono sempre stati stimati tra gli uomini più sapienti della loro epoca; qui presento, a fedeli e non, l’autorità della loro SCIENZA UMANA e non parlo dell’assistenza dello Spirito Santo che li rende infallibili. Ora ciò che i Papi conoscono meglio, dopo la teologia e il diritto canonico, è la storia dell’umanità, che coincide in gran parte con quella sacra e con quella della Chiesa.
La loro probità storica
Normalmente (salvo qualche rara eccezione, che conferma la regola) la figura del Papa si presenta nella storia con un riflesso di onestà che dovrebbe contraddistinguere ogni ministro di Dio.
Il loro discernimento storico
Parlo di discernimento, infatti la prudenza dei Papi è proverbiale; immaginiamoci allora con quale maturità e ponderazione i romani Pontefici dovettero trattare una materia così delicata come quella che stiamo esaminando.
 
I BOLLANDISTI E LA LORO SCIENZA STORICA
Dopo i Papi, i Bollandisti sono i più esperti conoscitori di tale materia storica. Il loro nome deriva da Jean Bolland che «s'era guadagnato per reputazione di brillante professore e le sue conoscenze dell’antichità giustificavano la scelta dei superiori». La loro probità storica Il carattere di Bolland è al di sopra di ogni attacco; il primo che lo criticò fu Voltaire, il meno serio di tutti gli uomini, il cui motto era: «calunnia, calunnia qualche cosa resterà».
Il loro discernimento storico
Se ci fosse un rimprovero da muovere ai Bollandisti, sarebbe piuttosto di aver difeso ad oltranza i diritti della Storia. Senza aver nulla in comune con la scuola scettica, i Bollandisti hanno spinto - nell’esame delle testimonianze - la severità al massimo; se peccato c’è stato (riguardo soprattutto ai neo-Bollandisti) c'è stato per eccesso di severità e di critica storica e non per difetto o credulità; in breve i Bollandisti non raccontano favole ma sono storici seri. Ora tale estrema severità, non ha impedito loro di scrivere più volte sull’omicidio rituale.
 
IL RACCONTO DEL MARTIRIO
«Nelle loro confessioni tutti i nove principali imputati fornirono una versione più o meno concorde degli scopi e del rituale dell'omicidio in vilipendium christianæ fidei, condotto il bambino ancora vivo nella camera che precede la sinagoga. Samuele avrebbe legato un fazzoletto intorno al collo del piccolo, che il vecchio Mosè, seduto in uno scanno, teneva sulle ginocchia, perché non si udissero i lamenti. Quindi Mosè con una tenaglia di ferro avrebbe inciso la mascella destra di Simone, seguito da Samuele e Tobia che intanto, alternandosi con Mohar, avrebbero raccolto il sangue in una scodella. Tutti i presenti avrebbero poi punto il bambino in tutto il corpo con aghi a pomello, recitando maledizioni all’indirizzo dei cristiani. Sempre con la stessa tenaglia sarebbe stata poi incisa la tibia destra, mentre con un coltello il vecchio Mosè avrebbe praticato al bambino una sorta di circoncisione. Simone è stato dunque tenuto, iam quasi semi mortuum, eretto sullo scanno con le braccia tese in forma crucifixi, mentre tutti gli intervenuti avrebbero ripreso a pungerlo con gli aghi per tutto il corpo, ripetendo le maledizioni all’indirizzo dei cristiani. Il bimbo sarebbe morto proprio in questi frangenti, dopo essere stato tormentato per circa mezz’ora. Tutti gli inquisiti risultano anche bene informati sulle finalità pratiche del rito omicida. Samuele risponde che nel lontanissimo passato, prima che la fede cristiana divenisse tanto potente, i più saggi tra gli ebrei della regione di Babilonia, stabilirono che il sangue di un bambino cristiano ita interfectus sarebbe stato di gran giovamento alla salute delle anime dei giudei, ma alla condizione che interficentur ea forma qua fuit interfectus Jesus».
 
I FRANCESCANI OSSERVANTI E «LA CAMPAGNA DI ODIO ANTIEBRAICO»
«A Trento non c’era bisogno delle prediche di Bernardino da Feltre per dar vita al sospetto di omicidio rituale, come vuole una tradizione, oggi peraltro discussa. Abbia o meno Bernardino profetizzata la triste vicenda della Pasqua del 1475 (l’uccisione di S. Simonino). Certo è che il CASO TRENTINO DEVE ESSERE MESSO IN RELAZIONE CON LA CAMPAGNA DI ODIO ANTIEBRAICO PROMOSSA SUL SECONDO QUATTROCENTO SOPRATTUTTO DAI FRANCESCANI OSSERVANTI, contestualmente alla polemica contro il prestito usuraio ed in favore dei Monti di Pietà. La lotta contro le usure diviene anzi tutt’uno con la polemica contro gli ebrei, e il Monte di Pietà l’espediente per sovvenire i poveri e così «evitare la rabiosa voragine de le usure et rabiosa perfidia et dura cervice de’ Iudii, usurpatori delle substantie et SUCCATORI DEL SANGUE de li cristiani». È quanto si legge, ad esempio, nel proemio degli statuti del Monte Pio di Rieti, dettati dallo stesso Bernardino da Feltre nel 1489, dove il riferimento all’uso del SANGUE CRISTIANO e quindi all’omicidio rituale non è soltanto un’allusione retorica, ma l’affermazione di una pratica abituale associata all'esercizio dell’usura. Il nesso tra usura e omicidio rituale era del resto già presente nella Storia di Simone di Giovanni Mattia Tiberino, uno dei medici che avevano eseguito la perizia sul cadavere del bambino. Anche Brescia, città di provenienza del Tiberino aveva visto il violento intervento dei predicatori francescani, che negli anni 1440 prima, con la presenza di Bernardino da Siena, e quindi, negli anni 1460, di Giacomo della Marca e Michele Carcano; predicazione che, dopo i fatti di Trento, porterà all'espulsione degli ebrei dalla città». Ma vediamo un po’ chi fossero questi terribili predicatori francescani fomentatori di una «campagna di odio antiebraico» ed operatori di «interventi violenti». Il primo è il BEATO BERNARDINO DA FELTRE. Nato a Feltre nel 1439, fu battezzato col nome di Martino ed assunse quello di Bernardino in onore di S. Bernardino da Siena, di cui rinnovò la prodigiosa attività di predicatore e di Santo, entrando il 14 maggio 1456 a Padova, tra i Frati Minori Osservanti della provincia veneta. «Fanciullo di ingegno precoce, avido di letture, fece rapidi progressi negli studi umani-stici, tanto che a 11 anni leggeva e parlava il latino con facilità. Studente di diritto a Padova, era ammirato da tutti per la serietà della condotta e l’intelligenza. Quando predicò nella città il francescano S. Giacomo della Marca, discepolo di S. Bernardino da Siena, la sua parola finì per convincerlo e Bernardino prese l’abito dei frati minori. Dal 1469 (anno in cui fu nominato predicatore, ndr) fino alla morte, non cessò di predicare e percorse tutta l’Italia centro-settentrionale. Molte volte a piedi scalzi, trovandosi spesso in frangenti difficili per le avverse condizioni atmosferiche l'espulsione da parte dei principi, l’ODIO DEGLI USURAI E DEGLI EBREI. Le sue prediche attiravano uditori senza numero e se lo contendevano le città più illustri. Promotore dei Monti di Pietà, nonostante la forte opposizione della maggior parte dei suoi confratelli, sostenne, da esperto giurista, che era lecito esigere il pagamento di un modesto interesse sul mutuo, necessario al funzionamento della organizzazione bancaria. Contro l’usura fu inflessibile. Una grave lotta sostenne a Trento quando nel 1476 ACCUSÒ GLI EBREI DI STROZZINAGGIO e al fondo della sua drammatica cacciata da Firenze ci fu il risentimento della Signoria contro quel frate che aveva denunziato le angherie fatte alla povera gente da prestatori senza coscienza Bernardino incontrò sereno la morte a Pavia il 28 settembre 1494. Venerato subito dal popolo, il suo culto fu confermato nel 1654 per l’Ordine francescano e le diocesi di Feltre e di Pavia. I Minori ne celebrano la festa il 28 settembre». «L’implacabile lotta iniziata a Trento nel 1476 contro gli usurai, specialmente ebrei, gli valse lo sdegno di alcuni di questi, e perfino ATTENTATI ALLA VITA». Cerchiamo di vedere in dettaglio la profezia che il Beato fece, del martirio di S. Simonimo. «Nell’anno 1475, Bernardino predicò la Quaresima a Trento; fu allora che cominciò a predicare contro i giudei, dei quali non cessò fino alla morte di denunciare le perfidie ed i crimini. Rimproverò agli abitanti di Trento di essere troppo familiari con loro. SI ATTIRò così LA MALEVOLENZA DI ALCUNI CRISTIANI, CHE PRETENDEVANO CHE BERNARDINO AVESSE TORTO AD ATTACCARE DELLE PERSONE CHE, SALVO LA FEDE, ERANO PERBENE. «Voi non sapete» rispose l’uomo di Dio, «quale crimine stanno preparando contro di voi questi pretesi uomini perbene. Ma Pasqua non passerà senza che i giudei vi diano un segno della loro bontà». «Venne così il martirio della Settimana Santa, e mentre i cristiani si preparavano a celebrare i misteri della Passione del Salvatore, i giudei complottavano di immolare un fanciullo cristiano e di bere il suo sangue durante le loro infami cerimonie degli azzimi un certo Tommaso rubò un bambino di 2 anni e 5 mesi, chiamato Simone. E durante la notte questa vittima innocente fu immolata dal furore dei giudei». A Crema Bernardino predicava così: «Non BISOGNA NUOCERE LORO in nulla, né in quanto alle loro persone, né nei loro beni. La GIUSTIZIA E LA CARITÀ CRISTIANE DEVONO ESERCITARSI ANCHE RIGUARDO DEI GIUDEI, poiché hanno la nostra stessa natura. MA non è men vero che LE LEGGI CANONICHE PROIBISCONO ESPLICITAMENTE DI FREQUENTARLI TROPPO ASSIDUAMENTE e familiarmente; di SCEGLIERLI COME MEDICI (ricordo come S. Bernardino raccontasse sovente che un medico e ebreo ad Avignone si vantava sul suo letto di morte di aver ucciso, invece di guarirli, più di duemila malati cristiani). Di assistere alle loro feste. Gli usurai ebrei passano ogni misura; strozzano i poveri e s’ingrassano della loro sostanza». Ora, come può un Beato che ha operato tanti miracoli e che ha condotto una vita sì santa essere fomentatore di «ODIO anti-eantiebraico»? Ho riportato le sue stesse parole in cui afferma che bisogna usare anche verso i giudei la CARITÀ cristiana e che non è lecito far loro del male; però il Beato raccomanda la prudenza nel trattare con i giudei in quanto essi sono i persecutori di Cristo e dei cristiani: «Sinagoghe judeorum fontes persecutionum», diceva già Tertulliano. Perciò né odio, come dicono gli autori del libro sui Processi di Trento; né tantomeno filogiudaismo o falsa carità o meglio ancora sentimentalismo filantropico nei confronti del popolo deicida. «Siate semplici come colombe, e prudenti come serpenti» ci ha detto Nostro Signore Gesù Cristo, la Sapienza Incarnata. Per quanto riguarda gli altri «fomentatori di ODIO antiebraico», ebbene essi sono SAN GIACOMO DELLA MARCA e SAN BERNARDINO DA SIENA; non occorre che scriva delle loro gesta; basta il pronunciamento infallibile ed irreformabile della Chiesa che li ha canonizzati. Ora è impossibile che un canonizzato sia un fomentatore di odio, che è uno dei peccati più gravi che ripugnano e contraddicono alla Santità vera!
 
SAN SIMONINO NON È PIÙ BEATO,
IL VATICANO II È ARRIVATO!
SHALOM, mensile ebraico d’informazione, al n. 5 del maggio 1991 pag. 35, alla rubrica PREGIUDIZIO, intitola: «Questo Beato è da cancellare». Si riferisce proprio a S. Simonino e dice: «Si trattava dell'omicidio rituale e precisamente di quello che sarebbe stato perpetrato nel 1475 da ebrei di Trento su un bambino che nel 1589 venne beatificato da Papa Sisto V con il nome di Simonino. Il culto del Beato è continuato fino a non molti anni fa. È merito di Gemma Volli (ebrea; ndr) se l’Arcivescovo di Trento, Alessandro M. Gottardi, nel novembre 1963 ordinò di bruciare tutte le copie di un libretto antiebraico che veniva venduto in chiesa e nel 1964 fece chiudere la cappella dedicata al B. Simonino. In seguito l’arcivescovo proibì la decennale processione ed infine il 4 maggio 1965 la Sacra Congregazione dei Riti aboliva il culto del Beato Simonino». «La decisione - commenta la BIBLIOTECA SANCTORUM - è stata accolta con soddisfazione anche dal mondo israelita, che vede così cadere una secolare INGIUSTA accusa a suo carico e un argomento che aveva tanto peso nell’accreditare la LEGGENDA dell'omicidio rituale».
SOLUZIONE
«ROMA DELENDA EST», «QUESTO BEATO È DA CANCELLARE». Nell’articolo sul Deicidio, si è visto come Jules Isaac, ai tempi del Concilio, abbia chiesto o meglio, comandato ed ottenuto, la modifica delle preghiere liturgiche riguardanti gli ebrei. L’affermazione che i giudei non sono affatto responsabili della morte di Cristo come l’origine dello schema conciliare (Nostra Ætate) fosse dovuto ad una domanda di Jules Isaac al Vaticano. Ora invece vediamo come un'altra ebrea Gemma Volli abbia ordinato ed ottenuto la cancellazione di un processo di beatificazione, durante il Concilio Vaticano II. Ma se solo «la canonizzazione è un atto definitivo, solenne col quale il Papa con la pienezza dei suoi poteri e con l’infallibilità di cui è investito, dichiara che il Beato è in Paradiso ed impone ai cristiani di venerarlo come Santo» mentre «la beatificazione è (soltanto) un atto preparatorio, con cui si permette il culto pubblico di qualche servo di Dio sotto il titolo di Beato. Le sentenze di beatificazione non sono definitive, infallibili, irrevocabili. È PERO SEMPRE TEMERARIO SOSTENERE IN UN DATO CASO CHE LA CHIESA ABBIA REALMENTE, IN UN TAL GIUDIZIO, ERRATO». Ora mi sembra lecito di poter concludere che la nuova religione del Vaticano II ha affermato TEMERARIAMENTE che la Chiesa di Roma ha errato realmente nel giudizio di beatificazione di S. Simonino di Trento. Ebbene questa cancellazione è un’altra tappa nella via del cedimento, dell’abbandono e della capitolazione da parte cristiana e un’avanzamento del processo di infiltrazione e di penetrazione fino al vertice della Chiesa della Càbala giudaica. Ma Nostro Signore ci ha promesso «PORTÆ INFERI NON PRÆVALEBUNT ADVERSUM EAM»; umanamente parlando assistiamo allo scacco e alla sconfitta (come il Venerdì Santo contempliamo la morte e l’umiliazione dell’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo), ma coll’occhio della fede crediamo nella vittoria gloriosa (come la Domenica di Pasqua contempliamo la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo): «Regnavit a ligno Deus»; «Surrexit vere, Alleluja!»

Post shoa: omaggio alle vere vittime dei "poveri" ebrei

L’OMICIDIO RITUALE EBRAICO
 
L’OMICIDIO RITUALE EBRAICO
Nel lontano 1893, la prestigiosa rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, pubblicò una serie di articoli sulla morale giudaica a cura del Padre Oreglia s.j.. Nel primo di essi, questi affermava: «NOI NON SCRIVIAMO NELL’INTENTO DI ACCENDERE L’ANTI-SEMITISMO, ma di dare piuttosto agli italiani l’allarme, perché si mettano sulle difese contro chi ne osteggia la fede, ne corrompe il costume e ne succhia il sangue, al fine di ammiserirli, dominarli e renderli schiavi». Già Dante Alighieri aveva cantato: «uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida!». Anche per me che scrivo su questo scottante argomento (dell’omicidio rituale) il fine non è certo quello di fomentare l’antisemitismo (condannato dalla Chiesa e quindi anche da me) ma solo quello di fare un po’ di luce su un tema tanto misterioso. «Proclamata la libertà dei culti, e concessa anche ai giudei la cittadinanza, questi seppero avvantaggiarsene per tal forma, che di nostri eguali, divennero ben tosto padroni. Infatti, chi oggi dirige la politica è LA BORSA, e questa è in mano ai giudei; chi governa è LA MASSONERIA, e anche questa è diretta dai giudei; chi volge e rivolge a suo senno l’opinione pubblica, è LA STAMPA, e questa è altresì in gran parte ispirata e sussidiata dai giudei». «Ecco ci dirà taluno, la ragione dell’antipatia che a tutti ispirano i giudei. Sì, questa è una delle cagioni - continua La Civiltà Cattolica - ma non è l’unica, né la principale. Avvenne un’altra più occulta, più misteriosa, e che in sé comprende tutte le altre. LA CAGIONE cui alludiamo È UN ODIO CONTRO IL CRISTIANESIMO, IMPOSTO AI GIUDEI PER LEGGE, odio che giunge fino a giustificare a nostro danno ogni sorta di delitti».
LA MORALE GIUDAICA È LA CAUSA PRINCIPALE DELL'ODIO DEI GIUDEI CONTRO I NON - GIUDEI
«La prima e principale cagione dell’avversione dei giudei contro i non giudei, e massime contro i cristiani, si ha da rintracciare, cosa incredibile a dire, nella loro stessa morale e religione; la quale NON È PIÙ LA MOSAICA, MA Sì LA TALMUDICA O RABBINICA, foggiata a capriccio dagli scribi e farisei, bugiardi interpreti della legge». Vediamo allora che cosa dice il Talmud sui cristiani: «IL CRISTIANO è omicida, immondo, sterco, dato alla bestialità; il suo solo incontro contamina anzi NON È PROPRIAMENTE UOMO, MA BESTIA». «Posto questo bel concetto che i giudei hanno di noi, sarà da stupire che essi facciano un dovere di cospirare perpetuamente contro di noi? Se ci reputano bestie in sembianza umana, e bestie da Dio destinate a servirli, è naturale che ci trattino, ove lo possano, da bestie». Il precetto dell’amore del prossimo (comandato dalla legge naturale e da quella mosaica) non è - secondo il Talmud - un precetto universale, ma è ristretto ai soli giudei e ai loro amici. «Senonché Maimonide trova modo di salvare capra e cavoli, dicendo «essere LECITO FAR DEL BENE ANCHE AI CRISTIANI, però QUANDO NE PUÒ VENIR VANTAGGIO AD ISRAELE, o quando questo può giovare alla sua tranquillità e a meglio celare l’inimicizia verso i cristiani». Anche recentemente, in Israele, il rabbino Josef Ovadia si poneva la questione: «Se un ebreo può permettersi di infrangere il sabato per salvare la vita ad un gentile, ad un non-ebreo. In merito non ha avuto dubbi, in una conferenza ha sostenuto che un ebreo può contravvenire al sabato se può salvare la vita di un non ebreo. Anzi deve farlo, ANCHE SE LA LEGGE EBRAICA PRESCRIVE CHE IL SABATO PUÒ VENIR VIOLATO SOLO PER SOCCORRERE UN ALTRO EBREO. Ovadia infatti sostiene che il mancato intervento di un ebreo nel salvare un non-ebreo il sabato, potrebbe ritorcersi contro la comunità ebraica, rinvigorendo le critiche contro il suo stile di vita. Pertanto, secondo Ovadia, IL SALVARE UN NON-EBREO, anche di sabato, INDIRETTAMENTE PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN ATTO LECITO come quello compiuto da chi salva un correligionario in quel giorno santo». Il Sanhedrin afferma che «UN GIUDEO deve reputarsi QUASI EGUALE A DIO! Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui servire, specialmente LE BESTIE CHE HAN FORMA DI UOMINI, CIOÈ I CRISTIANI». «Ora, mirate le conseguenze che scaturiscono da questi bei principi, -riprende La Civiltà Cattolica- tutti i nostri beni appartengono ai giudei, poiché essi solo sono uomini, e perciò hanno diritto di possedere quindi il Talmud dichiara lecita ai giudei L’USURA verso i cristiani, la frode, il furto, e la rapina». Ed ancora: «Considerate I CRISTIANI -dice il Talmud- come BESTIE E ANIMALI FEROCI E TRATTATELI PER TALI. Non fate né bene né male ai gentili, ma mettete tutto il vostro ingegno e il vostro zelo per distruggere i cristiani». Maimonide, uno dei loro massimi dottori, insegna loro che «OGNI GIUDEO, IL QUALE NON UCCIDE UN NON GIUDEO, VIOLA UN PRECETTO NEGATIVO». «IL GIUDEO CHE UCCIDE UN CRISTIANO OFFRE A DIO UN SACRIFICIO ACCETTO». La Civiltà Cattolica conclude così: «Dunque delle due l’una: o essi (i giudei, ndr) mandano al diavolo il loro Talmud con tutti i suoi commenti, che sono un insulto al buon senso ed un oltraggio alla stessa legge naturale, ovvero si rassegnino ad essere in uggia ed in abbominio a tutte le altre nazioni, massime cristiane». 
 
LA MORALE GIUDAICA E IL MISTERO DEL SANGUE
«Vi è un rito religioso del giudeo disperso, d’un carattere eccezionale, che esce, con un rilievo terribile, dalla categoria dei riti ordinari, e che ha acquistato nella storia una celebrità sinistra; vogliamo parlare dell’OMICIDIO RITUALE o del SACRIFICIO UMANO. In ricordo di Cristo crocifisso, per dare al crimine del Calvario, fino alla fine dei tempi, con un memoriale orribile, una sorta di prolungamento indefinito, il giudeo ha santificato, ogni volta che lo ha potuto, ogni anniversario del Deicidio, mediante l’immolazione di un cristiano. TRATTARE DELLA QUESTIONE GIUDAICA E TACERE SULL’OMICIDIO RITUALE, SIGNIFICHEREBBE OMETTERE CIÒ CHE VI È DI PIÙ IMPORTANTE NEL PROBLEMA. In nessun posto la luce della storia è più necessaria, poiché in nessun posto la menzogna ha fatto di più, per creare la notte». Cerchiamo allora di far luce dove si è voluto far notte. «Da quattro capi noi dedurremo le nostre prove; dalle deposizioni giuridiche fatte innanzi ai tribunali da giudei convinti e confessi di omicidi e infanticidi commessi a scopo di religione; dalle rivelazioni di Rabbini convertiti alla nostra fede; da documenti storici e finalmente dalla testimonianza tradizionale».
EBREI CONFESSI IN TRIBUNALE DI OMICIDIO RITUALE
La Civiltà Cattolica tra i molti processi fatti agli ebrei per assassinio rituale in Francia, Italia, Spagna, Inghilterra, Germania, Baviera, Ungheria, Lituania e Polonia, senza parlare poi dei Paesi orientali, ricorda soprattutto quelli di Trento (sec. XV) e quello di Damasco (sec. XIX). «Orbene - afferma la prestigiosa rivista dei gesuiti - se raffrontisi i due processi, nel primo dei quali sono otto e nel secondo sedici i rei convinti e confessi, oltre al buon numero di testimoni tutti giudei, vedrassi con maraviglia come, malgrado la distanza di quattro secoli che li divide, le confessioni e le testimonianze disposte in essi, quanto al rito e all’uso del sangue cristiano, si corrispondano a capello...
1) Dai due processi comparati insieme, risulta con evidenza che L’ASSASSINIO DI UN CRISTIANO non solamente è riputato lecito, ma È COMANDATO ai giudei DALLA LEGGE TALMUDICA-RABBINICA...
2) LO SCOPO DEL DETTO ASSASSINIO non è solamente far onta a Cristo e danno al cristianesimo, ma SOPRATTUTTO ADEMPIERE UN DOVERE RELIGIOSO, qual'è celebrare degnamente le due feste del Purim e della Pasqua, facendo uso in esse di sangue cristiano...
3) Nelle feste del Purim, per avviso dei rabbini, si può far uso del sangue di qualsivoglia cristiano, ma per le feste di Pasqua vuol essere il sangue di un fanciullo cristiano che non abbia oltrepassato i sette anni di età...
4) Le azzimelle, giudaicamente ammanierate con quel saporetto di sangue cristiano, regalansi nelle feste del Purim ai non-giudei, massime a quei cristiani che fossero (così per modo di dire) conoscenti ed amici; ma nelle feste pasquali mangiansi per ben sette giorni dai soli giudei.
5) Questo è IL SEGRETO DEL SOLO PADRE DI FAMIGLIA, cui spetta introdurre nella pasta degli azzimi, all’insaputa della moglie e dei figlioli, un po’ di sangue cristiano fresco o coagulato e ridotto in polvere.
6) Egli deve altresì nella cena pasquale versare qualche goccia di sangue nel vino che mesce alla famiglia e benedirne anche la mensa!
7) Il sangue è migliore e il sacrificio del fanciullo è più accetto a Dio, quando si fa nei giorni prossimi alla Pasqua.
8) PERCHÉ IL SANGUE DI UN BAMBINO cristiano sia acconcio al rito e PROFICUO ALLA SALUTE DELL’ANIMA GIUDAICA, CONVIENE CHE IL BIMBO MUOIA TRA I TORMENTI.
9) L’USO RITUALE E IL MISTERO DEL SANGUE sol si trova scritto NEI CODICI orientali, mentre negli OCCIDENTALI VENNE SOPPRESSO per tema dei governi cristiani e SOSTITUITO DALLA PRATICA E TRADIZIONE ORALE». Queste sono le conclusioni tratte dalle confessioni dei rabbini e degli altri ebrei esaminati nei due processi di Trento e di Damasco. Chi volesse accertarsene può leggere per esteso il resoconto dei processi di Trento e di Damasco pubblicati dal La Civiltà Cattolica, serie II , voll. VIII-IX-X, nella Cronaca sotto la rubrica Roma (1881-1882). 
 
LE RIVELAZIONI DEI RABBINI CONVERTITI AL CATTOLICESIMO
Si trova conferma delle conclusioni tratte dalle confessioni rese durante i processi anche nelle rivelazioni fatte dai rabbini convertiti alla nostra fede. La Civiltà Cattolica cita soprattutto l’autorità di tre rabbini convertitisi: Paolo Medici, Giovanni da Feltre e Teofilo, monaco moldavo. «Paolo Medici nella sua opera intitolata RITI E COSTUMI DEGLI EBREI, confermò le frequenti uccisioni di fanciulli cristiani; Giovanni da Feltre dichiarò solennemente innanzi al podestà di Milano l’uso che i giudei facevano del sangue cristiano; e Teofilo ne spiega il mistero nelle sue rivelazioni scritte in lingua moldava e rese di pubblica ragione nel 1803, poscia ridotte in greco e pubblicate nel 1834 a Napoli di Romania da Giovanni de Giorgio, e finalmente tradotte in italiano dal Prof. N.F.S. e pubblicate a Prato nel 1883 sotto il seguente titolo: IL SANGUE CRISTIANO NEI RITI EBRAICI DELLA MODERNA SINAGOGA l’ex rabbino moldavo, confessa il rito sanguinario e l’uso che egli stesso, prima della sua conversione, aveva fatto del sangue cristiano. «Cotesto segreto del sangue, egli dice, non è conosciuto da tutti gli ebrei, ma dai soli Kakam (dottori) o rabbini, e dagli scribi e farisei, che perciò si chiamano conservatori del mistero del sangue»; questi SOLO A VOCE LO COMUNICANO AI PADRI DI FAMIGLIA, i quali lo tramandano a quel figliuolo che conoscono più capace del segreto, atterrendolo con orrende minacce dallo svelarlo altrui. E qui conta come a lui stesso lo rivelasse il padre suo: «Quando io pervenni all’età di 13 anni, mio padre presomi da parte, da solo a solo, dopo avermi istruito e sempre più inculcato l’odio contro i cristiani, come cosa da Dio comandata, fino ad ammazzarli e raccoglierne il sangue. Figlio mio, mi disse, ti ho fatto il più intimo mio confidente ed un altro me stesso; e messami una corona in capo, mi dié la spiegazione del mistero e soggiunse esser quello cosa sacrosanta, rivelata da Dio, e comandata agli ebrei; e che quindi io ero stato messo a parte del segreto più importante della religione ebraica». Seguono poscia gli scongiuri e le minacce, di maledizione a lui fatte, ove avesse violato il segreto, nonché il precetto di non comunicarlo neppure alla madre, né alla sorella, né ai fratelli né alla sua futura moglie, ma soltanto a quello dei suoi figliuoli che gli paresse più zelante, il più savio per custodire il segreto. Gli ebrei, dice Teofilo, sono più contenti quando possono ammazzare i bambini perché sono innocenti e vergini, e quindi perfetta figura di Gesù Cristo; li ammazzano a Pasqua, acciocché possano meglio rappresentare la passione di Gesù Cristo».
 
I MOTIVI DI CREDIBILITÀ DI TEOFILO MOLDAVO
«Sarebbe del tutto irragionevole non prestar fede alle rivelazioni dell’ex rabbino moldavo, in primo luogo perché chi le ha scritte è un testimone che conosce a menadito quanto ci rivela; infatti Teofilo fu lui stesso rabbino ed imparò fin da tredici anni tali misteri. Secondo, depone contro se stesso, avendo confessato di aver lui stesso fatto uso frequente di sangue cristiano. In terzo luogo, non ignorava che con tali rivelazioni si esponeva al rischio di venir ucciso e tuttavia volle farlo lo stesso per debito di coscienza e per carità verso i cristiani. In quarto luogo, perché le sue rivelazioni concordano quanto alla sostanza colle confessioni fatte ai giudici dai giudei nei succitati processi».
LA STORIA
«Non ci troviamo d’innanzi ad uno od un altro scrittore, bensì davanti a tutto un popolo di storici, di analisti e di scrittori di tempo, di luogo e di nazione differenti; cotalché sarebbe cosa assurda il supporre che tutti si sieno insieme indettati a falsare i fatti a danno dei giudei. Tali sono tra gli altri i Bollandisti, il Baronio, il Rhorbacker».
 
ELENCO CRONOLOGICO DEGLI ASSASSINII PIÙ CONOSCIUTI COMMESSI DAI GIUDEI
- Anno 1071. A Blois, un bambino crocefisso poi buttato nel fiume. Il Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli.
- 1114. A Norwich in Inghilterra, Guglielmo, fanciullo di dodici anni, è attirato in una casa ebrea, e colà crocifisso in mezzo a mille oltraggi il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo sulla Croce, vennegli ferito al fianco.
- 1160. A Glocester, gli ebrei crocifiggono un bambino.
- 1179. A Parigi, il fanciullo Riccardo viene immolato nel Castello di Pontoise il Giovedì Santo; ed è onorato come Santo a Parigi.
- 1181. A Parigi, San Rodberto, fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso le feste di Pasqua.
- 1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne, per cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza, accade lo stesso a Domenico del Val.
- 1236. Presso Hagenau, tre fanciulli di sette anni sono immolati dagli ebrei in odio a Gesù Cristo.
- 1244. A Londra, un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli ebrei; e si venera nella Chiesa di S. Paolo.
- 1250. In Aragona, un fanciullo di sette anni viene crocefisso circa nel tempo della Pasqua ebraica.
- 1255. A Lincoln, Ugo fanciullo rapito dagli ebrei viene nutrito fino al giorno del sacrifizio. Molti ebrei convengono da varie parti dell’Inghilterra, e lo crocifiggono, rinnovando in lui tutte le scene della Passione di N. S. come ci narrano Mathieu Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora che i giudei delle principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi per circonciderli, poscia in onta a Cristo coronavanli di spine, flagellavanli e crocifiggevanli.
- 1257. A Londra, un fanciullo cristiano immolato da’ giudei.
- 1260. A Wessemburg, un fanciullo ucciso dagli ebrei.
- 1261. A Pfortzeim Bade, una bambina settenne strozzata poi dissanguata ed annegata.
- 1283. A Magonza, un bambino venduto dalla sua balia agli ebrei e da questi UCCISO.
- 1285. A Monaco, un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve di rimedio agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano rifugiati.
- 1286. A Oberwesel sul Reno, Wernher quattordicenne martirizzato per tre giorni con ripetute incisioni.
- 1287. A Berna, Rodolfo giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei.
- 1292. A Colmar, un fanciullo ucciso come sopra.
- 1293. A Crems, un fanciullo immolato dagli ebrei, due degli uccisori sono puniti, gli altri si salvano a forza d’oro.
- 1294. A Berna, un altro fanciullo svenato dai giudei. - 1302. A Remken, lo stesso.
- 1303. A Weissensee di Turingia, Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato, dissanguato con incisioni alle vene.
- 1345. A Monaco, il Beato Enrico crudelmente ucciso.
- 1401. A Diessenhofen di Wurtemberg, un fanciullo di quattro anni comprato per tre fiorini e dissanguato dagli ebrei. Qui notasi che nel processo fattosi per cotesto assassinio, l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei hanno bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per ridurla in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi: È cosa notevole che le stesse confessioni e rivelazioni siano state fatte dagli ebrei a distanza di molti secoli ed in paesi lontanissimi: a Trento, in Moldavia, in Svizzera nei secoli XIV e XVIII; secondo che già si vide più sopra.
- 1407. Quivi pure un altro fanciullo ucciso; donde una sommossa popolare e lo scacciamento degli ebrei.
- 1410. In Turingia, sono cacciati gli ebrei per delitti contro fanciulli cristiani.
- 1429. A Rovensbourg, Luigi Von Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato dai giudei mentre li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il suo corpo viene trovato ed onorato dai cristiani.
- 1454. In Castiglia, un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto per cibo. Per questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati dalla Spagna nel 1459.
- 1457. A Torino, un giudeo è colto nell’istante medesimo, in cui sta per iscannare un fanciullo.
-1462. Presso Inspruk, il Beato fanciullo Andrea nato a Rinn, viene immolato il 9 luglio dagli ebrei che ne raccolgono il sangue.
- 1475. A Trento, il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono i processi originali; dai quali apparisce che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro e dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel Tirolo, nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania, Polonia, ecc. ecc.
- 1480. A Treviso, si commette un delitto simile al precedente di Trento.
- 1480. Assassinio del B. Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco.
- 1480. A Motta di Venezia, un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo. 
- 1486. A Ratisbona, sei fanciulli vittime degli ebrei. - 1490. A Guardia presso Toledo, un fanciullo crocefisso.
- 1494. A Tyrman in Ungheria, un fanciullo rapito e dissanguato.
- 1503. A Waltkirch in Alsazia, un fanciullo di quattro anni, venduto da suo padre agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo.  - 1505. A Budweys, fatto simile.
- 1520. A Tyrnau ed a Biring, due fanciulli dissanguati. Perciò furono allora cacciati gli ebrei dall’Ungheria.
- 1540. A Suppenfeld in Baviera, Michele di quattro anni torturato per tre giorni.
- 1547. A Rave in Polonia, il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei.
- 1569. A Witow in Polonia, Giovanni di due anni venduto per due marchi all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri fatti simili accaduti a Bielko ed altrove.
- 1574. A Punia in Lituania, Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo Gioachino Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo sangue vien raccolto in un vaso.
- 1590. A Szydlow, un fanciullo scomparso, trovossone il cadavere dissanguato con incisioni e punture.
- 1595. A Gostin, un fanciullo venduto agli ebrei per essere dissanguato.
- 1597. Presso Sryalow, un fanciullo ucciso. Col suo sangue gli ebrei aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla.
- 1650. A Caaden, un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia Tillich vi è assassinato l’11 marzo. Questo storico annovera altri fatti simili accaduti a Steyermarck, Karnten, Crain, ecc.
- 1655. A Tunguch in Germania, un fanciullo assassinato.
- 1669. A Metz, un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi, è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente mutilato. Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di Metz il 16 giugno 1670.
- 1778. Di parecchi fanciulli uccisi dagli ebrei nel decimottavo secolo fa menzione il Journal historique et litteraire del 5 gennaio 1778 a pag. 88 e del 15 ottobre del medesimo anno, a pag. 258.
- 1803. Possiamo a buona ragione porre qui in primo luogo questa data 1803, poiché in quest’anno uscì la prima volta alla luce il libretto di Teofito o Neofito. Esso vale storicamente più di molte altre autorità per dimostrare che gli ebrei sempre usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei osservanti) il sangue cristiano nei loro riti.
- 1810. Negli atti del Processo di Damasco, esiste una lettera di John Barcker ex-Console inglese in Aleppo dove si parla di una povera cristiana scomparsa da Aleppo. Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di averla scannata per raccoglierne il sangue.
- 1827. A Varsavia, scompare un bambino cristiano nell’occasione della Pasqua ebrea.
- 1831. A Pietroburgo, un fanciullo assassinato dagli ebrei per iscopo rituale. Così sentenziarono quattro giudici.
- 1839. A Damasco, si scopre alla dogana una bottiglia di sangue portata da un ebreo, il quale offre diecimila piastre perché si sopisca la cosa.
- 1840. A Damasco il celebre processo sopra l’assassinio del Padre Tommaso da Calangiano Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei per scopo rituale. Gli ebrei furono convinti e condannati, benché poi graziati per danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani e livornesi. Il processo originale è negli Archivi di Parigi, e venne poi stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie.
- 1843. A Rodi, Corfù ed altrove assassinio ebreo di bambini cristiani.
- 1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi, di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere fu trovato dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di cera. - 1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni è scannata nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente ancora nel 1891 fu trovato presso l'ebreo Buschoff in Xanten della Prussia Renana il cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann senza una goccia di sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi assolto, tant'è a dì nostri la potenza dell’oro ebraico! Abbiam letto gli atti di quel processo, tradotti dalla Verona fedele, e sfidiamo chiunque li leggerà a non vedervi per entro il fine prestabilito di salvare ad ogni patto il reo. È un processo che si può definire: Monumento eterno o d’insipienza giuridica o di corruzione giudaica»!.
14 มกราคม

I veri briganti

Stiamo assistendo in questi giorni (oggi e domani) alla proiezione del film in 2 parti su Garibaldi e i 1000. Non penso che lo vedrò! Sono stufo di veder considerato un eroe, un uomo che in realtà è un massone delinquente, responsabile dei nostri problemi meridionali! Propongo su questo punto un illuminante, anche se sintetico, articolo della mia amica, la storica Angela Pellicciari, conosciuta al meeting di Rimini nel 2003! Dico sintetico perchè prima possibile sperò di fare io un saggio sulle lettere di Carlo Persano!!    Buona lettura..............

 

I veri briganti stavano a Torino

 di Angela Pellicciari

Cavour affidò all’ammiraglio Persano ingenti capitali per corrompere i quadri dell’esercito borbonico.

[23 ottobre 2001]

Per quali buone ragioni i Mille invadono il Regno delle Due Sicilie? I pareri a questo riguardo sono unanimi: a causa della barbarie del governo borbonico. Citiamo come esempio l’opinione del "Venerabile" Filippo Delpino, autorevole esponente della massoneria sarda. Nella solenne inaugurazione della loggia Ausonia di Torino, il 10 maggio 1860, questi compiange la sorte di quei milioni di italiani che "gemono ancora sotto una dinastia maledetta da tutti per le sue fosche gesta, per la ferocia del suo assolutismo e per i suoi spergiuri". Vittorio Emanuele II, per giustificare la conquista dell’Italia meridionale, utilizza alla lettera le stesse parole. Eppure c’è qualcosa che non torna. Esprime bene queste perplessità Massino D’Azeglio in una lettera del 29 settembre 1860 al nipote Emanuele: "Quando si vede un regno di sei milioni ed un’armata di 100mila uomini, vinte colla perdita di 8 morti e 18 storpiati, chi vuol capire, capisca". Chi vuol capire: per fare ciò, D’Azeglio consiglia di leggere i Diari dell’ammiraglio Carlo Persano, pubblicati in un momento di gravissima difficoltà. Persano è incriminato dopo la vergognosa sconfitta di Lissa nel 1866 durante la terza guerra di indipendenza. Trovandosi alle strette non trova di meglio che raccontare per filo e per segno la spregiudicata condotta del conte di Cavour durante l’invasione del regno delle Due Sicilie.

All’epoca Persano svolge mansioni delicate e super segrete: deve gestire la corruzione dei quadri dell’esercito borbonico; deve organizzare il rifornimento di uomini ed armi e deve marcare stretto - insieme a La Farina - Garibaldi sorvegliandone da vicino le mosse. Tutto ciò è raccontato nei minimi dettagli dal meticoloso diario. La corruzione sistematica che rende possibile la spedizione garibaldina è provata con cristallina evidenza. Nel diario si legge, per esempio, quanto Persano scrive a Cavour nell’agosto 1860: "Ho dovuto, Eccellenza, somministrare altro denaro. Ventimila ducati al Devincenzi, duemila al console Fasciotti, giusta invito del marchese di Villamarina, e quattromila al comitato. Mi toccò contrastare col Devincenzi, presente il marchese di Villamarina; egli chiedeva più di ventimila ducati; ed io non volevo neanche dargliene tanti". Cavour - racconta Persano - gli "aveva data facoltà di assicurare gradi e condizioni vantaggiose a coloro che promuovessero un pronunciamento della squadra borbonica in favore della causa italiana" e, in casi particolari, aveva autorizzato "a spendervi qualche somma". Il conte fa di tutto per incoraggiare il tradimento dell’ufficialità borbonica: "Mandi a Genova - scrive a Persano - quegli fra gli ufficiali di marina napoletani che hanno dato le loro dimissioni regolarmente. Non potrò forse dar loro subito un impiego, ma li rassicurerò sulle loro sorti".

L’ammiraglio è un perfetto esecutore delle consegne ricevute, tanto che così scrive a Cavour: "Possiamo ormai far conto sulla maggior parte dell’officialità della regia marina napoletana". Come sul fronte della corruzione, anche su quello dell’invio di armi tutto fila liscio: "Noi continuiamo, con la massima segretezza, a sbarcare armi per la rivoluzione, a tergo delle truppe napoletane". Persano è perplesso su un solo punto: sulla qualità degli uomini che arrivano dal continente. "Converrebbe tener gli occhi ben aperti - scrive a Cavour - sulle spedizioni degli individui che da noi si fanno per qui, e veder modo di ritenere molta gentaglia che muove per queste contrade a nessun altro scopo, se non per quello di pescar nel torbido".

Il risultato di questa sistematica infiltrazione in tutti i gangli vitali della nazione napoletana è il miracolo che stupisce il patriota Ippolito Nievo. Il romanziere così scrive alla confidente Bice: "Che miracolo! Ti giuro, Bice! Noi l’abbiamo veduto e ancora esitiamo quasi a credere". Succede l’incredibile: i picciotti "fuggivano d’ogni banda; Palermo pareva una città di morti; non altra rivoluzione che sul tardi qualche scampanìo. E noi soli 800 al più, sparsi in uno spazio grande quanto Milano, occupati senz’ordine, senza direzione (come ordinare e dirigere il niente?), alla conquista d’una città contro 25mila uomini di truppa regolare, bella, ben montata, che farebbe la delizia del ministro La Marmora! Figurati che sorpresa per noi straccioni!".Che brutta sorte quella dell’illustre garibaldino: Nievo finisce in fondo al mare con la sua nave, carico di tutti i documenti e le ricevute dell’enorme flusso di denaro che accompagna la calata dei Mille in Italia meridionale. Corruzione e tradimento rendono possibile il miracolo citato da Nievo. Quando la popolazione si rende conto di quello che è successo tenta inutilmente quanto eroicamente di ribellarsi. Briganti, si dirà.