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20 พฤศจิกายน

Verbale presa di Possesso Canonico di mons.Visco

Verbale della presa di possesso canonico della

Diocesi  di Isernia – Venafro da parte di

S. Ecc. Rev.ma Mons Salvatore Visco.

 

Ad Perpetuam Rei Memoriam

          Oggi domenica ventiquattro del mese di giugno dell’anno di grazia duemilasette, solennità della Natività di San Giovanni Battista, anno terzo del pontificato di Sua Santità il Papa Benedetto XVI, in Isernia, nella Chiesa Cattedrale S. Pietro Apostolo, a norma del can 382 §3-4 del CJC, Sua Eccellenza Reverendissima Mons Salvatore Visco, ha solennemente  preso Possesso Canonico della Diocesi di Isernia – Venafro, cui è stato eletto con Lettera Apostolica del cinque aprile del corrente anno.

         Il novello presule è stato accolto al bivio della frazione Temennotte in territorio del Comune di sant’Agapito, dal rev.mo can Claudio Palumbo, Moderatore della Curia e dal rev.do don Domenico Veccia, Maestro delle Cerimonie, percorrendo la strada Statale 17 e la Tangenziale esterna è giunto ad Isernia, ha percorso Viale dei Pentri, Viale 3 Marzo 1970, via XXIV Maggio, Piazza Tullio Tedeschi, La Via Occidentale e da via Gramsci ha raggiunto alle ore 18.00 Piazza Carducci, nella quale è stato accolto da S. Ecc. Rev.ma mons Armando Dini, Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano e Amministratore Apostolico della Diocesi di Isernia-Venafro,  mons Mario Lago, Delegato ad omnia della  Diocesi, on dott. Michele Angelo Iorio, Governatore della Regione Molise, on Avv. Raffaele Mauro, Presidente della Provincia di Isernia, Avv. Gabriele Melogli, Sindaco di Isernia .

        Mons. salvatore Visco, era accompagnato da una folta delegazione  della sua Diocesi di origine, Pozzuoli, delegazione capeggiata degli Eccellentissimi Monsignori Gennaro Pascarella, vescovo di Pozzuoli e Silvio Padoin, vescovo emerito di Pozzuoli, accompagnati da numerosi presbiteri e popolo di Dio.

         Accompagnato dalla illustre delegazione mons Salvatore Visco è giunto in Piazza Celestino V, dove lo attendevano: il Capitolo Cattedrale Pentro, il Presbiterio diocesano, i Religiosi, i Diaconi, le Religiose, le Confraternite e le Associazioni Laicali, S. Ecc  il Sig. Prefetto della Provincia di Isernia, il Sig. Questore, le Autorità civili e Militari, i Sindaci dei Comuni della Diocesi con i rispettivi Labari e numeroso Popolo di Dio festante.

         Nella suddetta Piazza, su un palco appositamente allestito, hanno rivolto parole di benvenuto al novello Vescovo l’On dott. Michele Angelo Iorio, on avv. Raffaele Mauro, avv. Gabriele Melogli. Mons Visco alla fine ha risposto agli indirizzi di saluto.

         Terminati i saluti istituzionali si è formato un corteo processionale  che si è diretto verso la Chiesa di S. Chiara, da dove, rivestiti i paramenti per la Celebrazione Eucaristica ci si è diretti processionalmente verso La Chiesa Cattedrale .

         All’ingresso della stessa, il rev.mo mons Andrea Caroselli, presidente del Capitolo Cattedrale ha porto al novello Pastore la croce, dono al Capitolo Cattedrale Pentro del concittadino S. Pietro Celestino V, papa.

         La Celebrazione  Eucaristica è stata introdotta con il saluto liturgico da S. Ecc Mons Armando Dini, a nome del Presbiterio e della Diocesi tutta, il can Claudio Palumbo ha rivolto al presule un indirizzo di saluto e di benvenuto.

         A questo punto, il Cancelliere vescovile, can Luigi Russo ha dato lettura della Lettera Apostolica con la quale Sua Santità Papa Benedetto XVI lo scorso cinque aprile nominava mons. Visco, vescovo della Diocesi di Isernia – Venafro, dopo la lettura essa è stata mostrata ai presenti che con giubilo hanno acclamato: Rendiamo grazie a Dio.             

    Dopo tale atto l’Amministratore Apostolico della Diocesi, ha solennemente annunciato all’assemblea l’insediamento del nuovo Vescovo, e  ha consegnato allo stesso il Pastorale, S. Ecc. Rev.ma mons Salvatore Visco è quindi assiso alla Cattedra Episcopale  e ne ha preso possesso .

      L’assemblea guidata dalla schola cantorum ha intonato il Cristus Vincit, come canto di acclamazione.

      Durante il canto è seguito l’atto di obbedienza al novello Pastore da parte dei componenti il Capitolo Cattedrale, dei Vicari  urbani e foranei della Diocesi,  dei religiosi, dei diaconi, delle religiose, delle associazioni laicali, dei giovani e delle famiglie.

      Mons Visco ha assunto quindi la presidenza della Celebrazione Eucaristica e al termine della Liturgia della Parola ha tenuto la sua prima omelia alla Diocesi.

      Erano presenti alla Celebrazione le loro Eccellenze mons Giuseppe Molinari, Arcivescovo Metropolita dell’ Aquila, mons Fabio Bernardo D’Onorio, vescovo titolare di Minturno, Abate Vescovo di Montecassino.

      Di quanto è avvenuto, perché ne resti memoria storica, io sottoscritto canonico Luigi Russo, Cancelliere Vescovile ho redatto il presente atto in triplice copia, e dopo averne data pubblica lettura esso viene sottoscritto da: Sua Eccellenza  Reverendissima mons Salvatore Visco, vescovo di Isernia – Venafro, S. Ecc. Re. ma mons Armando Dini, Arcivescovo Metropolita di Campobasso – Bojano, mons Giuseppe Molinari, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, mons Gennaro Pascarella, Vescovo di Pozzuoli, mons Fabio Bernardo d’Onorio, Abate Vescovo di Montecassino, mons Silvio Padoin, Vescovo emerito di Pozzuoli, mons Mario Lago, Delegato ad omnia, can Claudio Palumbo, moderatore della Curia, don Domenico Veccia, Maestro delle Cerimonie, avv. Gabriele Melogli  Sindaco di  Isernia, avv. Nicandro Cotugno Sindaco facente funzione  di Venafro.

      Al termine della Celebrazione Eucaristica, il novello Vescovo ha impartito ai presenti a nome del Santo padre Benedetto XVI la  Benedizione  Papale .

can. Luigi Russo, cancelliere

 

 

 

 

                                                     

messaggio del papa ai nuovi vescovi

 

 

                                               

Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana

Diocesi di Isernia-Venafro

 

 

 

 

 

Carissimi Fratelli nell’episcopato,

è ormai consuetudine da diversi anni che i Vescovi di recente nomina si ritrovino insieme a Roma per un incontro che viene vissuto come un pellegrinaggio alla tomba di San Pietro. Vi accolgo con particolare affetto. L’esperienza che state facendo, oltre che a stimolarvi nella riflessione sulle responsabilità ed i compiti di un Vescovo, vi consente di ravvivare nei vostri animi la consapevolezza che non siete soli nel reggere la Chiesa di Dio, ma avete, insieme con l’aiuto della grazia, il sostegno del Papa e quello dei vostri Confratelli. L’essere al centro della cattolicità, in questa Chiesa di Roma, apre i vostri animi ad una più viva percezione dell’universalità del Popolo di Dio e fa crescere in voi la sollecitudine per tutta la Chiesa. Ringrazio il Cardinale Giovanni Battista Re per le parole con cui ha interpretato i vostri sentimenti e rivolgo un particolare pensiero a Mons. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, mentre saluto ciascuno di voi andando con il pensiero alle vostre diocesi. Il giorno dell’Ordinazione episcopale, prima dell’imposizione delle mani, la Chiesa chiede al candidato di assumere alcuni impegni fra i quali, oltre quello di annunziare con fedeltà il Vangelo e custodire la fede, vi è anche quello di “perseverare nella preghiera a Dio onnipotente per il bene del suo popolo santo”. Vorrei soffermarmi con voi proprio sul carattere apostolico e pastorale della preghiera del Vescovo. L’evangelista Luca scrive che Gesù Cristo scelse i dodici Apostoli dopo aver passato sul monte tutta la notte a pregare (Lc 6,12); e l’evangelista Marco precisa che i Dodici furono scelti perchè “stessero con lui e per mandarli” (Mc 3,14). Come gli Apostoli anche noi, carissimi Confratelli, in quanto loro successori, siamo stati chiamati innanzitutto per stare con Cristo, per conoscerlo più profondamente ed essere partecipi del suo mistero di amore e della sua relazione piena di confidenza con il Padre. Nella preghiera intima e personale il Vescovo, come e più di tutti i fedeli, è chiamato a crescere nello spirito filiale verso Dio, apprendendo da Gesù stesso la confidenza, la fiducia e la fedeltà, atteggiamenti suoi propri nel rapporto col Padre. E gli Apostoli avevano compreso bene come l’ascolto nella preghiera e l’annuncio delle cose ascoltate dovevano avere il primato sulle molte cose da fare, perché decisero: “Noi ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola” (At 6,4). Questo programma apostolico è quanto mai attuale. Oggi, nel ministero di un Vescovo, gli aspetti organizzativi sono assorbenti, gli impegni sono molteplici, le necessità sempre tante, ma il primo posto nella vita di un successore degli Apostoli deve essere riservato a Dio. Già San Gregorio Magno nella “Regola pastorale” avvertiva che il pastore “in modo singolare deve essere capace di elevarsi su tutti gli altri per la preghiera e la contemplazione (II, 5). È quanto la tradizione ha poi formulato con la nota espressione: “Contemplata aliis tradere” (cfr San Tommaso, Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 188, art. 6). Nell’Enciclica “Deus caritas est ”, riferendomi alla narrazione dell’episodio biblico della scala di Giacobbe, ho voluto evidenziare come proprio attraverso la preghiera il pastore divenga sensibile e misericordioso verso tutti (cfr n. 7). E ho ricordato il pensiero di San Gregorio Magno, secondo il quale il pastore radicato nella contemplazione sa accogliere le necessità degli altri, che nella preghiera diventano sue: “per pietatis viscera in se infirmitatem caeterorum transferat  (Regola pastorale, ibid.). La preghiera educa all’amore e apre il cuore alla carità pastorale per accogliere tutti coloro che ricorrono al Vescovo. Egli, plasmato interiormente dallo Spirito Santo, consola con il balsamo della grazia divina, illumina con la luce della Parola, riconcilia ed edifica nella comunione fraterna. Nella vostra preghiera, cari Confratelli, un particolare posto devono avere i vostri sacerdoti, affinché siano sempre perseveranti nella vocazione e fedeli alla missione presbiterale loro affidata. È quanto mai edificante per ogni sacerdote sapere che il Vescovo, dal quale ha ricevuto il dono del sacerdozio o che comunque è il suo padre e amico, gli è vicino nella preghiera, nell’affetto ed è sempre pronto ad accoglierlo, ascoltarlo, sostenerlo ed incoraggiarlo. Ugualmente non deve mai mancare nella preghiera del Vescovo la supplica per le nuove vocazioni. Esse devono essere chieste con insistenza a Dio, affinché chiami “quelli che egli vuole” per il sacro ministero. Il munus santificandi che avete ricevuto vi impegna, inoltre, ad essere animatori di preghiera nella società. Nelle città in cui vivete e operate, spesso convulse e rumorose, dove l’uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse, sappiate creare luoghi ed occasioni di preghiera, dove nel silenzio, nell’ascolto di Dio mediante la lectio divina, nella preghiera personale e comunitaria, l’uomo possa incontrare Dio e fare l’esperienza viva di Gesù Cristo che rivela l’autentico volto del Padre. Non stancatevi di procurare che le parrocchie ed i Santuari, gli ambienti di educazione e di sofferenza, ma anche le famiglie diventino luoghi di comunione con il Signore. In modo particolare vorrei esortarvi a fare della Cattedrale un esemplare casa di preghiera, soprattutto liturgica, dove la comunità diocesana riunita con il suo Vescovo possa lodare e ringraziare Dio per l’opera della salvezza e intercedere per tutti gli uomini. Sant’Ignazio di Antiochia ci ricorda la forza della preghiera comunitaria: “Se la preghiera di uno o di due ha tanta forza, quanto più quella del Vescovo e di tutta la Chiesa!” (Lettera agli Efesini, n. 5). In breve, carissimi Vescovi, siate uomini di preghiera! La “fecondità spirituale del ministero del Vescovo dipende dall’intensità della sua unione col Signore. È dalla preghiera che un Vescovo deve attingere luce, forza, e conforto nella sua attività pastorale”, come scrive il Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi (Apostolorum successores, n. 36). Nel rivolgervi a Dio per voi stessi e per i vostri fedeli abbiate la fiducia dei figli, l’audacia dell’amico, la perseveranza di Abramo, che fu instancabile nell’intercessione. Come Mosè abbiate le mani alzate verso il cielo, mentre i vostri fedeli combattono la buona battaglia della fede. Come Maria sappiate ogni giorno lodare Dio per la salvezza che egli opera nella Chiesa e nel mondo, convinti che nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37).Con questi sentimenti imparto a ciascuno di voi, ai vostri sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi e ai fedeli delle vostre Diocesi una speciale Benedizione Apostolica.